Il 16 agosto 2025 all’età di 89 anni è morto Pippo Baudo l’ultimo esponente ancora in vita della televisione italiana che aveva accompagnato la formazione della società italiana così come la conosciamo oggi.
Pippo Baudo è stato rivale e amico di Mike Bongiorno al quale ha a lungo conteso il primato del numero di Festival di Sanremo presentati. Ci fu un periodo, negli anni Novanta, nel quale la manifestazione canora si identificava con il suo conduttore e direttore artistico. Una televisione piena di colpi di scena, di momenti di spettacolo, soprattutto diversa, più gentile, più ricca di valori e onesta. L’offerta dei palinsesti era di appena 6 reti nazionali ma più varia di quanto non lo sia oggi con decine, se non centinaia di canali disponibili.
Pippo Baudo: il senatore a vita della televisione italiana
Pippo Baudo è stato il senatore a vita della televisione italiana, non pensiamo di essere i primi a fare un parallelo con Giulio Andreotti in quanto a influenza e longevità professionale. Baudo era originario di Militello in val di Catania ed era laureato in legge. Entrato in Rai nel 1959, perché suonava discretamente il pianoforte e poteva essere impiegato per trasmissioni minori, divenne ben presto un conduttore apprezzato e rispettato da colleghi e concorrenti fino a condurre la trasmissione di punta della rete ammiraglia. Anche se non era in onda il 3 gennaio del 1954, il giorno in cui sono iniziate le trasmissioni televisive in Italia, non si può negare che Baudo sia appartenuto in toto a quella generazione irripetibile di professionisti dello spettacolo che fa capo a Mike Bongiorno. Entrava con educazione, professionalità e competenza nelle case degli italiani, raccontando spettacoli, eventi, intrattenimenti e rendendosi talvolta protagonista di polemiche ed imprevisti gestendo il tutto con rispetto del prossimo, dei telespettatori e degli interlocutori. Dalla sua bocca non è mai uscita una parola scurrile o che un bambino sveglio dopo Carosello non potesse ascoltare. Tra le altre cose aveva il dono della chiarezza, della consapevolezza e della pazienza anzi, forse, della fermezza, manifestata soprattutto quando la criminalità organizzata distrusse con l’esplosivo la sua villa a Santa Tecla, occasione nella quale pur affermando di non volersi ergere a paladino o eroe perché ognuno deve fare la sua parte, ebbe a dire che l’avrebbe ricostruita allo stesso posto, senza piegarsi ai soprusi della mano criminale della mafia.
Ieri se ne è andato Pippo Baudo che era assente da diversi anni dai teleschermi dopo aver attraversato l’Italia e la storia del dopoguerra. Era entrato in Rai durante l’Italia del miracolo economico quando ancora la società industriale e il modello male breadwinner la facevano da padroni nei confronti del terziario e dei working poor. Tutti gli italiani, anche quelli che non appartengono a quell’epoca, sono in qualche modo figli di quel tempo nel quale i nostri nonni, i nostri genitori, i nostri antenati contribuivano al progresso individuale e unitario di un’Italia provata dalla guerra mondiale e dalle divisioni politiche che provava a darsi una identità e una cultura comuni, a diventare una nazione anche attraverso la televisione.
L’eredità professionale
Questo è stato Pippo Baudo per noi, un presentatore che amava il suo lavoro, uomo del sud ma dell’Italia intera che con pregi e limiti umani ha contribuito a scrivere la storia collettiva del Belpaese indicando a chi guardava i suoi programmi anche il modo di lasciarsi andare, con rispetto e senza cadute di stile, a ciò in cui crede. Con la sua morte il tesoro di conoscenze storiche, televisive e sociali che egli custodiva, sparisce per sempre, un capitolo della televisione e della storia italiana perde l’ultimo testimone. Sopravviverà lui nei nostri ricordi, nei video dei suoi programmi, nelle teche rai e nella storia dello spettacolo. Sopravviverà in un popolo che gli ha voluto bene e in ragazzi di venti anni che quando vedono qualcuno che ama stare al centro della scena a presentare le cose agli altri esclama “ma chi sei Pippo Baudo?”. Sopravvive e continuerà a farlo nei suoi eredi artistici, quelli che hanno raccolto il peso dell’eredità professionale di quella generazione ineguagliata di presentatori, di uomini di una televisione pulita e per tutti. Mancherà anche a noi, perché dopo anni, con la sua uscita di scena, è riuscito ancora una volta, quando non ci speravamo più, a commuoverci e a farci pensare con il cuore regalandoci un’emozione, facendoci sentire, di nuovo, il brivido di appartenere alla storia.
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