La tradizione del messaggio di fine anno nasce con Luigi Einaudi nel 1949. All’epoca il messaggio era solo radiofonico, durava pochissimi minuti e aveva un tono austero, quasi un rendiconto economico e morale alla nazione appena uscita dalla guerra. Fu con Giovanni Gronchi, nel 1955, che il discorso approdò in televisione, trasformandosi gradualmente in un evento mediatico capace di unificare il Paese davanti al piccolo schermo nel momento del brindisi.
Ogni Presidente ha usato questo spazio per dare un’impronta precisa al proprio mandato, spesso riflettendo il clima di tensione del periodo:
- Sandro Pertini (1978-1984): La svolta umana. Pertini fu il primo a rompere il protocollo. Parlava a braccio, con passione, quasi come un nonno o un combattente. Celebri i suoi appelli contro la fame nel mondo, la corruzione e la difesa strenua della pace. In un’Italia ferita dal terrorismo e dalle stragi, Pertini usò il messaggio per riportare fiducia nelle istituzioni attraverso la sua integrità personale.
- Francesco Cossiga (1985-1991): Il “picconatore”. Se i primi anni furono tranquilli, l’ultimo discorso (1991) fu il più breve e polemico della storia: poco più di 3 minuti. Cossiga, in aperto contrasto con il sistema dei partiti, scelse il silenzio come forma di protesta, anticipando il crollo della Prima Repubblica.
- Oscar Luigi Scalfaro (1992-1998): Il difensore della Costituzione. I suoi messaggi (spesso molto lunghi, fino a 25 minuti) furono incentrati sul senso dello Stato durante gli anni di Tangentopoli e delle stragi di mafia. Il suo “non ci sto” (sebbene pronunciato in un altro contesto) sintetizza bene il tono di difesa istituzionale dei suoi messaggi.
- Carlo Azeglio Ciampi (1999-2005): Il patriottismo mite. Introdusse il concetto di “patriottismo repubblicano”, rilanciando i simboli nazionali (il Tricolore, l’Inno) e ponendo l’accento sull’orgoglio di essere italiani e sul valore dell’Euro.
- Giorgio Napolitano (2006-2014): La severità e la crisi. I suoi discorsi furono segnati dalla crisi economica del 2008 e dall’instabilità politica, con toni spesso severi verso i partiti, richiamandoli alla responsabilità nazionale.
Messaggio del presidente: l’Evoluzione di Sergio Mattarella (2015-2025)
Mattarella ha trasformato ulteriormente il messaggio, rendendolo più “colloquiale” e visivo. Se nei primi anni (2015-2018) il focus era sulla comunità e sulla necessità di ricucire le ferite sociali, con il tempo il suo raggio d’azione si è ampliato:
- L’era della Pandemia (2020-2021): I messaggi sono diventati bollettini di speranza e resilienza. Mattarella ha parlato di “senso di responsabilità” e ha usato il discorso per ringraziare la “scienza” e i cittadini per i sacrifici fatti.
- L’era del Conflitto (2022-2023): Con l’invasione dell’Ucraina, il tono si è fatto più grave e geopolitico. La parola “Pace” è diventata centrale, non come concetto astratto ma come costruzione quotidiana.
- L’era della Transizione (2024-2025): Negli ultimi messaggi, come quello di stasera, l’attenzione si è spostata drasticamente sui giovani e sull’intelligenza artificiale, vista come sfida antropologica prima che tecnologica. Mattarella sta cercando di lasciare un’eredità culturale, esortando il Paese a non subire il futuro ma a governarlo.
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