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Vincolo di Mandato: la proposta di riformulazione dell’articolo 67 della Costituzione è scritta male

Il testo dell'attuale articolo 67 della Costituzione che sancisce l'assenza di vincolo di mandato. A destra il segretario della Lega, ministro dei trasporti e vice presidente del consiglio dei ministri on. Matteo Salvini
Il testo dell'attuale articolo 67 della Costituzione che sancisce l'assenza di vincolo di mandato. A destra il segretario della Lega, ministro dei trasporti e vice presidente del consiglio dei ministri on. Matteo Salvini

In un film del 1978 Bud Spencer interpretava uno sceriffo che doveva insegnare a un bambino extraterrestre il rispetto della parola data. Bud Spencer dice al piccolo H7-25 “Sulla Terra quando ci si dà la mano e non si mantiene la parola” il bambino lo interrompe “si viene disintegrati?” e lo sceriffo riprende “non esageriamo, così qui da noi non ci sarebbero più abitanti”. È notizia di questi giorni che il segretario della Lega e ministro dei trasporti Matteo Salvini ha proposto di mettere mano all’articolo 67 della Costituzione per introdurre il vincolo di mandato, o meglio quello che i giuristi chiamano mandato imperativo, nell’ordinamento parlamentare italiano.

Attualmente l’articolo 67 recita “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.

La proposta dell’onorevole Salvini modificherebbe, in questo modo il dispositivo:

“Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni con vincolo di mandato. I membri del Parlamento che, all’inizio del mandato o nel corso della legislatura, aderiscono ad un gruppo parlamentare che rappresenta un partito o movimento politico diverso da quello a cui appartenevano al momento dell’elezione decadono dal mandato parlamentare”.

Il consiglio sarebbe di leggere qualche libro, ad esempio si può proporre Promesse Mancate oppure La Governance tra politica e diritto della professoressa Maria Rosaria Ferrarese ordinaria di sociologia presso l’università di Cagliari. La professoressa Ferrarese tratta ampiamente il problema e il dibattito sociologico e politico intorno a una condizione, che ella stessa definisce “strisciante”. L’accademica però ritiene questa condizione deplorevole, non perché i parlamentari cambiano idea ma perché i rappresentanti, in una democrazia rappresentativa, devono rispondere con i loro voti ai loro elettori. In altre parole, non è importante se un segretario di partito litiga con un parlamentare che lui stesso ha voluto portare a tutti i costi in Parlamento, piuttosto è importante se quel parlamentare continua a rispondere al mandato che gli hanno conferito gli elettori.

Un altro ordinario di sociologia Michele Sorice, ha studiato il problema riportandolo in numerosi saggi che analizza il rapporto tra media e democrazia ma anche e soprattutto nel volume Partecipazione democratica. Teorie e problemi.

Un esperimento, in piccolo, circa il mandato imperativo è stato realizzato sul bilancio partecipativo della città di Porto Alegre. Anche, per la verità, in alcune municipalità della città di Berlino. Il problema del vincolo di mandato riguarda non l’iscrizione di un parlamentare a un partito, piuttosto la sua aderenza alle promesse elettorali.

Vincolo di Mandato: il Parlamentare rappresenta la Nazione, non il proprio partito o il segretario

Nel testo attuale e nel testo che si propone, il parlamentare rappresenta la Nazione. Basta soffermarsi su queste parole per evitare di scrivere discrasie che poi dovrebbero finire in Costituzione. La Nazione è una comunità di individui che hanno storia, lingua, coscienza, identità territoriale comune. Quindi gli individui della Nazione danno il mandato di rappresentanza a un parlamentare, ma questo poi decade perché cambia partito?

Gli altri limiti

Già questo rende sterile il fatto che se l’elettore scrive un nome sulla scheda elettorale, la scelta su chi eleggere la fa l’elettore. Poi c’è sempre il modo di calare diverse candidature dall’alto, è vero, ma il fatto che nel dispositivo il parlamentare rappresenta la Nazione e non il partito o il segretario del partito, esclude automaticamente la sua responsabilità difronte a questi soggetti. L’unico motivo per mandare a casa un parlamentare attribuendogli il vincolo di mandato, in presenza della parola Nazione, sarebbe quello di andare a chiedere agli elettori che lo hanno votato di revocargli il mandato perché non mantiene le sue promesse elettorali.

Ma come si fa a chiedere a un elettore “Per chi hai votato?”. Esiste l’articolo 48 della Costituzione, “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto.” Se il voto è segreto, come fa un cittadino a dire “io ho votato per te adesso non sei più aderente alle promesse elettorali quindi vai a casa”. Ma, se non piace l’analisi giuridica della parola Nazione, proseguiamo nel testo.

I membri del Parlamento che […] aderiscono ad un gruppo parlamentare che rappresenta un partito o movimento politico diverso da quello a cui appartenevano al momento dell’elezione decadono dal mandato parlamentare.

Sicuro? Quindi decadono anche se il Gruppo cessa di esistere e i parlamentari vanno in un altro Gruppo? Decadono anche se il partito si sfalda, è assorbito da altri soggetti politici oppure cambia nome?

Con una norma scritta così, la Conferenza dei Presidenti di Gruppo, prevista dal regolamento di Camera e Senato, finirebbe per avere la facoltà di sciogliere le camere. Sì, perché se 3 presidenti di Gruppo che rappresentano la maggioranza dei componenti di una camera, confluiscono in un nuovo gruppo, oppure rinominano i loro gruppi, in base al nuovo dispositivo dell’articolo 67 così formulato, devono decadere dal mandato parlamentare.

Qui da noi non ci sarebbero più parlamentari e celebreremo le suppletive praticamente ogni mese con costi elettorali enormi e con il numero legale che verrebbe a mancare non perché i parlamentari sono a casa con l’influenza oppure in vacanza, ma perché il Parlamento finirebbe rapidamente con l’avere meno parlamentari di quanto sia invece di consistenza il numero legale. Salvo poi, mettere mano ai regolamenti. Certo, ma come la mettiamo con il fatto che il parlamentare rappresenta la Nazione e non il segretario del partito?

La nostra Costituzione, così com’è, tutela i cittadini e la politica, non permettiamo che in un momento di esuberanza emotiva, il Dettato sia manomesso e perda significato giuridico. Con la parola Nazione all’interno, la riformulazione proposta finirebbe per determinare la caducazione dell’articolo 67. Per fortuna c’è anche la Corte Costituzionale.

Leggi anche C’era una volta la Patria della Libertà

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