Una sana alimentazione non è solo una forma di prevenzione ma una delle componenti principali di uno stile di vita per garantire a noi stessi una vita migliore e più lunga. In questi anni Il Radar ha potuto intervistare numerosi specialisti della medicina e della biologia nutrizionistica tra i quali il dottor Luca Piretta e la professoressa Annamaria Colao. Oggi abbiamo incontrato e intervistato la dottoressa Vanessa Liuim, un volto giovane della biologia della nutrizione, una giovane ragazza italiana formatasi anche all’estero, già ricercatrice e biologa nutrizionista che preferisce un approccio basato sull’evidenza scientifica per guidare i suoi pazienti verso una consapevolezza non solo alimentare ma anche delle proprie capacità di autocontrollo, senza rinunciare, quando non vi siano patologie che lo richiedano, a perseguire tale obiettivo con gusto. Quello che ci ha colpito di lei e delle sue capacità è l’esaustiva conoscenza di praticamente tutto ciò che riguarda la biologia della nutrizione e la voglia di fare sempre ricerca per migliorarsi e per offrire una migliore consulenza a chi si affida a lei.
La figura della nutrizionista è spesso vista come “contro” il paziente. Come percepisci la resistenza dei pazienti a tradurre in pratica le indicazioni?
In ambulatorio chiarisco sempre sin dalla prima visita che il percorso nutrizionale non è un rapporto di imposizione, ma una vera alleanza terapeutica. Io porto le competenze scientifiche, il paziente porta la propria storia, le abitudini, le difficoltà e le preferenze. Il piano alimentare nasce dall’incontro tra questi due elementi. Quando il paziente si sente coinvolto nelle decisioni, la resistenza si riduce drasticamente. Le indicazioni non sono ordini calati dall’alto, ma obiettivi concordati. Il nostro lavoro come professionisti sanitari è trovare il miglior compromesso possibile tra ciò che raccomandano le linee guida e ciò che è realmente sostenibile nella vita quotidiana. Un piano perfetto sulla carta ma impraticabile è destinato a fallire. Per esempio: le linee guida suggeriscono il consumo di pesce 3–4 volte a settimana. Se un paziente mi dice che realisticamente non riuscirà a superare 1–2 volte, il mio compito non è colpevolizzarlo, ma aiutarlo a raggiungere il miglior risultato possibile, magari portandolo stabilmente a due porzioni settimanali. Il cambiamento duraturo nasce dalla sostenibilità, non dalla rigidità.
Si dice spesso che siamo ciò che mangiamo. In che modo una sana alimentazione può farci vivere meglio e più a lungo?
È importante fare una distinzione: il cibo raramente è una “cura” in senso stretto, ma è uno strumento potentissimo di prevenzione. La letteratura scientifica è molto chiara: un’alimentazione equilibrata riduce il rischio di sviluppare numerose patologie croniche, tra cui malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, tumori dell’apparato digerente e ipertensione. In ambulatorio il mio ruolo è anche quello di intercettare i fattori di rischio – familiarità, predisposizioni genetiche, stile di vita – e spiegare ai pazienti quanto l’alimentazione possa influenzare la traiettoria della loro salute. Non parliamo solo di longevità, ma di qualità della vita: energia, lucidità mentale, composizione corporea, salute intestinale e infiammazione sistemica sono tutti aspetti profondamente legati a ciò che mangiamo ogni giorno.
L’obesità e l’eccessivo consumo di zuccheri sono alcuni dei problemi che i Paesi Occidentali hanno a tavola. Nel tuo lavoro ti capita di preparare piani nutrizionali per persone che cercano di porre rimedio o di ritardare l’insorgenza di patologie metaboliche? E in che modo possiamo conciliare i piaceri della tavola con l’attenzione ai valori delle analisi?
Gran parte del mio lavoro riguarda proprio la prevenzione e la gestione delle patologie metaboliche. Sempre più persone si rivolgono al nutrizionista non solo per dimagrire, ma per migliorare i valori ematochimici, ritardare l’insorgenza di malattie o gestire condizioni già presenti. Un concetto chiave è che il piacere del cibo non è il nemico della salute. Una sana alimentazione non deve essere punitiva. Al contrario, deve insegnare a mangiare con maggiore consapevolezza, qualità e varietà. Il problema non è il singolo alimento, ma la frequenza, le quantità e il contesto complessivo della dieta. Lavoriamo molto sull’educazione alimentare: equilibrio dei macronutrienti, gestione degli zuccheri semplici, qualità dei grassi, fibre e regolarità dei pasti. Questo approccio permette di migliorare gli esami del sangue senza trasformare la tavola in un luogo di privazione.
Quanto l’alimentazione incide sul colesterolo e sulla salute cardiovascolare?
L’alimentazione ha un impatto significativo, anche se non esclusivo, sui livelli di colesterolo. Esiste una componente genetica importante, ma la dieta e lo stile di vita possono modulare il rischio cardiovascolare in modo sostanziale. A tavola possiamo agire su più fronti: ridurre l’eccesso calorico cronico, limitare i grassi saturi e i grassi trans, aumentare l’apporto di fibre solubili, privilegiare grassi insaturi come quelli dell’olio extravergine d’oliva, del pesce e della frutta secca. A questo si affianca l’attività fisica regolare, che migliora il profilo lipidico e la salute metabolica.
Da qualche tempo si considerano anche altri indicatori?

Si, oggi sappiamo che indicatori come ApoB e le lipoproteine aterogene offrono una fotografia più precisa del rischio cardiovascolare. Questo rafforza l’idea che la prevenzione non si gioca su un singolo numero, ma su un insieme di scelte quotidiane.
Vitamina B12 e dieta vegana: perché è così importante?
La vitamina B12 è essenziale per il sistema nervoso e per la produzione dei globuli rossi. La sua carenza può causare anemia e danni neurologici anche seri. È l’unico nutriente che chi segue un’alimentazione vegana deve integrare obbligatoriamente. Questo non significa che la dieta vegana sia incompleta o inadatta. È importante ricordare che la B12 è prodotta da microrganismi: negli allevamenti moderni viene spesso integrata anche agli animali. In altre parole, molte persone onnivore assumono indirettamente una vitamina già supplementata. Una dieta vegana ben pianificata, con la corretta integrazione di B12, può essere nutrizionalmente adeguata in tutte le fasi della vita. Il punto cruciale è la consapevolezza e la programmazione.
Vino e salute: possiamo conciliare tradizione e prevenzione?
La posizione scientifica attuale è chiara: non esiste una dose di alcol completamente sicura. L’OMS classifica l’alcol come sostanza cancerogena e il rischio aumenta con la quantità consumata. Questo non significa ignorare il ruolo culturale e sociale del vino, soprattutto in un Paese come l’Italia. Il messaggio corretto è basato sulla trasparenza: le persone devono essere consapevoli delle implicazioni per la salute. Bere meno è sempre meglio, e scegliere di bere deve essere una decisione informata, non giustificata da falsi miti salutistici.
Ringraziamo la dottoressa Vanessa Liuim per il tempo che ci ha dedicato e per le risposte che ci ha fornito con cortesia, oltre che per il suo approccio sempre entusiasta di indagare e scoprire soluzioni alimentari, al fine di spiegare, ogni volta meglio, i poteri del cibo e delle combinazioni tra alimenti.
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