La Sindrome di Ehlers-Danlos (EDS) è un gruppo di 13 disordini ereditari del tessuto connettivo causati da alterazioni genetiche che compromettono la sintesi, la struttura o la funzione del collagene e della matrice extracellulare. I tessuti connettivi — pelle, articolazioni, vasi sanguigni, organi interni — risultano più deboli, lass i e fragili. Non si tratta di una singola malattia ma di un insieme eterogeneo di condizioni con gravità molto variabile: da forme lievi a quadri potenzialmente letali.
Cos’è la sindrome di Ehlers Danlos e quali sono le cause
Le EDS derivano da mutazioni in geni che codificano per collagene (es. COL5A1, COL3A1) o per proteine coinvolte nella sua maturazione e organizzazione. Il collagene è la “colla” del corpo: fornisce resistenza meccanica e struttura. Quando è difettoso o insufficiente, i tessuti perdono integrità.
Esistono 13 tipi classificati nel 2017, ognuno con criteri diagnostici specifici. Il più frequente è il tipo ipermobile (hEDS), spesso diagnosticato clinicamente perché non sempre ha un marker genetico unico identificato. Gli altri tipi (classico, vascolare, cifoscoliotico, ecc.) hanno basi genetiche più definite e possono coinvolgere vasi, cuore, occhi o ossa in modo più severo. La trasmissione è prevalentemente autosomica dominante, ma alcuni tipi sono recessivi.
Storia della scoperta e inizio della ricerca
I sintomi di lassità articolare e cicatrici multiple erano già descritti da Ippocrate intorno al 400 a.C. tra certe popolazioni. Nel 1682 il chirurgo olandese Job Janszoon van Meek’ren documentò un caso di estrema elasticità cutanea. La prima descrizione clinica dettagliata risale al 1892, quando il dermatologo russo Tschernogubow presentò due casi di pelle lasso-fragile e ipermobilità articolare.
Nel 1901 il dermatologo danese Edvard Ehlers riconobbe la condizione come entità distinta, descrivendo lassità articolare, iperelasticità cutanea e facilità alle lacerazioni. Nel 1908 il francese Henri-Alexandre Danlos enfatizzò l’estensibilità e la fragilità della pelle e le lesioni vascolari. Il nome “Sindrome di Ehlers-Danlos” fu coniato nel 1936 dal medico inglese Frederick Parkes Weber.
La ricerca scientifica vera e propria iniziò nella seconda metà del Novecento con gli studi biochimici sul collagene (anni ’40-’70). Le prime classificazioni nosologiche arrivarono nel 1988 (nosologia di Berlino, 11 tipi) e nel 1997 (Villefranche, 6 tipi). La classificazione attuale del 2017, con 13 tipi e i Disturbi dello Spettro dell’Ipermobilità (HSD), riflette i progressi della genetica molecolare e della comprensione clinica.
I sintomi e perché si parla di “persone elastiche”
I sintomi comuni a quasi tutti i tipi sono:
- Ipermobilità articolare (valutata con il punteggio di Beighton): articolazioni che si estendono oltre il range normale, lussazioni/sublussazioni ricorrenti, instabilità, dolore muscolo-scheletrico cronico e artrosi precoce.
- Iperestensione e fragilità cutanea: pelle morbida, vellutata, che si stira eccessivamente e torna lentamente in posizione; ecchimosi facili, lacerazioni con traumi minimi, cicatrici atrofiche (“carta di sigaretta”), guarigione lenta.
- Fragilità tissutale generale: ernie ricorrenti, prolassi (retto, utero, valvole cardiache), problemi gastrointestinali (gastroparesi, reflusso, stipsi), disautonomia (POTS), stanchezza cronica e, nei tipi vascolari, rischio di rotture arteriose o di organi spontanee.
Si dice che le persone con EDS siano “elastiche” o “di gomma” perché storicamente alcuni pazienti eseguivano contorsioni spettacolari (famosi “uomini di gomma” nei circhi) e perché la pelle e le articolazioni si estendono in modo impressionante. Questa lassità è però patologica: il collagene alterato rende i tessuti eccessivamente cedevole ma con ridotta resistenza meccanica. Le fibre non sopportano bene gli stress quotidiani, si lesionano facilmente, guariscono male e accumulano danni. Le cellule e la matrice extracellulare hanno minore integrità strutturale e resilienza: l’“elasticità” si traduce in fragilità, dolore cronico e rischio di complicanze progressive.
Quante persone sono affette in Italia e nel mondo
La prevalenza complessiva di tutte le forme di EDS è stimata intorno a 1 su 5.000 persone nel mondo, anche se il tipo ipermobile (hEDS) è probabilmente sottodiagnosticato e le stime variano da 1 su 500 a 1 su 5.000 a seconda degli studi e dei criteri.
Forme più rare come quella vascolare hanno prevalenze di 1 su 100.000-200.000. Complessivamente si parla di milioni di persone potenzialmente colpite a livello globale, con forte variabilità per sottotipo.
In Italia non esistono registri nazionali precisi, ma applicando i tassi globali a una popolazione di circa 59 milioni si stima che diverse migliaia di persone (tra 6.000 e 12.000 circa) possano esserne affette, soprattutto con forme ipermobile o classica. L’Associazione Italiana Sindrome di Ehlers-Danlos (AISED ONLUS), fondata per supportare pazienti e famiglie, rappresenta il principale punto di riferimento nazionale. La sottodiagnosi rimane un problema rilevante, in particolare per hEDS.
Stato della ricerca e prospettive di cura
Non esiste ancora una cura risolutiva, perché si tratta di condizioni genetiche. La ricerca è attiva e in crescita, soprattutto grazie a finanziamenti come il grande dono del 2023 della Mike and Sofia Segal Foundation alla Ehlers-Danlos Society (oltre 6 milioni di dollari), che ha permesso studi di storia naturale, biobanche e trial mirati.
Attualmente la ricerca si concentra su:
- Miglior comprensione della storia naturale e delle comorbidità (dolore cronico, problemi gastrointestinali, disautonomia).
- Trial clinici su terapie sintomatiche (neuromodulazione vagale, tecniche fisiche innovative).
- Terapie rigenerative (PRP, proloterapia, cellule staminali) in fase sperimentale per migliorare la qualità dei tessuti e ridurre il dolore in alcuni pazienti.
- Studi genetici e biomarker per diagnosi più precoci, soprattutto per hEDS.
La terapia genica o l’editing con CRISPR sono teoricamente possibili in futuro ma ancora molto lontani dall’applicazione clinica per queste condizioni. Nel frattempo, la gestione multidisciplinare permette di contenere i sintomi e migliorare significativamente la qualità della vita.
Gestione e trattamenti di contenimento
Il trattamento è sintomatico e personalizzato:
- Fisioterapia e riabilitazione mirate al rinforzo muscolare, propriocezione, stabilità articolare e postura (es. Pilates clinico, idrokinesiterapia).
- Gestione del dolore con approcci integrati (farmaci, terapie fisiche, supporto psicologico).
- Stili di vita protettivi: evitare sport da contatto o ad alto impatto, usare tutori quando necessario, tecniche di protezione articolare.
- Monitoraggio specialistico (cardiologico, vascolare, gastroenterologico, ecc.) soprattutto nei tipi a rischio.
- Supporto psicologico per dolore cronico, stanchezza e impatto sulla vita quotidiana.
Con una diagnosi tempestiva e un team multidisciplinare, molte persone con EDS conducono vite attive e soddisfacenti. La consapevolezza e la ricerca stanno facendo passi importanti: l’obiettivo è trasformare una condizione spesso invisibile e invalidante in qualcosa di meglio gestibile.
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