Come ogni anno il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il 31 dicembre si è rivolto agli italiani con il tradizionale messaggio di fine anno.
Poco dopo le 20:30 il capo dello Stato è entrato, a reti unificate, nelle case dei cittadini. Un discorso di pochi minuti nei quali Mattarella ha toccato numerosi temi primo fra tutti quello della violenza, tra cittadini, quella che causa le guerre e quella di genere.
Avvertiamo angoscia per la violenza cui, sovente, assistiamo: tra gli Stati, nella società, nelle strade, nelle scene di vita quotidiana. La violenza. Anzitutto, la violenza delle guerre.
Il capo dello Stato ha condannato l’attacco di Hamas, ma non ha mancato di sottolineare l’eccessiva reazione del governo israeliano invocando anche la pace prima di passare a parlare della violenza di genere
La violenza. Penso a quella più odiosa sulle donne. Vorrei rivolgermi ai più giovani. Cari ragazzi, ve lo dico con parole semplici: l’amore non è egoismo, possesso, dominio, malinteso orgoglio. L’amore – quello vero – è ben più che rispetto: è dono, gratuità, sensibilità.
Ma Mattarella condanna anche per la violenza comune, quella che vediamo sui social e nelle strade delle nostre città. Il presidente ha poi posto l’accento sugli allarmi sociali, sulla necessità di impedire la proliferazione del lavoro sottopagato e di evitare la cultura dello scarto.
Il lavoro che manca. Pur in presenza di un significativo aumento dell’occupazione. Quello sottopagato. Quello, sovente, non in linea con le proprie aspettative e con gli studi seguiti. Il lavoro, a condizioni inique, e di scarsa sicurezza. Con tante, inammissibili, vittime. Le immani, differenze di retribuzione tra pochi superprivilegiati e tanti che vivono nel disagio.
Nel suo messaggio Sergio Mattarella mette in guardia dalla cultura dello scarto con un richiamo a Papa Francesco.
Poi un appello a tutti i cittadini a esercitare il proprio diritto di scegliere. In queste parole si può anche leggere una esortazione a partecipare al voto per il rinnovo del parlamento europeo previsto per giugno.
Infine l’intelligenza artificiale. Il presidente sottolinea che la tecnologia ha sempre accompagnato la società ma l’intelligenza artificiale potrà radicalmente cambiare le nostre abitudini.
Il presidente ha poi concluso il suo discorso affermando il modo di essere della repubblica e ringraziando tutti coloro che permettono alla cosa pubblica di funzionare, le forze dell’ordine ma anche i volontari che hanno aiutato nella fase emergenziale in Emilia Romagna.
L’unità della Repubblica è un modo di essere. Di intendere la comunità nazionale. Uno stato d’animo; un atteggiamento che accomuna; perché si riconosce nei valori fondanti della nostra civiltà: solidarietà, libertà, uguaglianza, giustizia, pace. I valori che la Costituzione pone a base della nostra convivenza. E che appartengono all’identità stessa dell’Italia. […] Perché le loro storie raccontano già il nostro futuro. Ci dicono che uniti siamo forti. Buon anno a tutti!”
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