Il 6 giugno del 1944 gli angloamericani supportati anche da soldati di quasi tutto l’emisfero occidentale, sferrarono l’attacco decisivo alla fortezza Europa. Dopo 80 anni resta la grandezza e il ricordo della difficoltà dell’impresa con la presenza di pochissimi veterani ancora in vita.
Per molti anni si è parlato dello sbarco in Normandia come della più grande operazione militare della storia. I paragoni con altre battaglie si sprecano tuttavia è ragionevole ritenere che si tratti di una delle pietre miliari della seconda guerra mondiale e che, l’esito di questa operazione, abbia poi influenzato non soltanto il prosieguo della guerra, ma abbia anche gettato le basi per quello che sarebbe stato, di lì a poco, un mondo polarizzato nei blocchi occidentale e sovietico. Dopo 80 anni siamo abituati a pensare allo sbarco come a qualcosa di scontato, che è accaduto 8 decenni fa e che non interessa più le nostre esistenze. Il clamore mediatico del cinquantesimo anniversario fu molto maggiore sintomo, forse, che l’Europa sta pericolosamente dimenticando il sacrificio della guerra spostando l’attenzione su concetti astratti che, a loro volta fanno apparire astratto il ricordo
Cosa significa D-Day
Cosa significa D-Day? Quando si adopera la lettera D, solitamente ci si riferisce a un generico Day, ovvero un giorno. In realtà vi sono più interpretazioni e secondo altri la D starebbe per Decision o Deliverance. La situazione che si venne a creare nei primi giorni di giugno di 80 anni fa poteva apparire paradossale. Il servizio meteorologico britannico, che avrebbe dovuto fornire ai generali le informazioni circa le condizioni atmosferiche più favorevoli all’attacco, aveva calcolato una finestra di tempo durante la quale le condizioni del mare sarebbero state migliori. Inizialmente si era considerata la possibilità di attaccare la mattina del 5 giugno ma il mare era estremamente instabile. Secondo le previsioni vi sarebbe stata una finestra di tempo sereno proprio il 6 giugno, fidandosi di questi calcoli, fu deciso di avviare le operazioni proprio all’alba. Se non si fosse optato per quella data, il tempo sarebbe stato sfavorevole per 2 o 3 settimane. I tedeschi che avevano fatto bene i calcoli del meteo sapevano che la finestra di tempo propizio del 6 giugno era più breve di quanto ci si potesse aspettare ed è per questo che ritenevano improbabile l’attacco. Un errore fece scattare l’invasione angloamericana e quello stesso errore unito all’accortezza del nemico, contribuì, in parte, al successo dell’operazione.
Non era possibile costruire un porto quindi ne furono assemblati 2, ciascuno con 400 sezioni prefabbricate. Per ridurre il rischio di fuga di informazioni ciascuna delle sezioni fu commissionata ad una azienda diversa. L’operazione fu un enorme successo dal punto di vista organizzativo e militare pur comportando un numero sproporzionato di perdite che a fine giornata ammontarono a circa 12 mila tra gli agloamericani e a diverse migliaia tra i tedeschi. In un solo giorno il prezzo in termini di vite umane fu altissimo. Gli alleati persero in 24 ore circa un quinto dei soldati persi in Vietnam tra il 1962 e il 1975.
Il significato politico dello sbarco in Normandia
Al di là delle considerazioni del poi e dell’aspetto bellico, va considerata l’enorme portata storica dell’evento. Quel giorno a Omaha Beach, quegli uomini hanno fatto la storia. Certamente gli Stati Uniti e gli altri paesi vincitori hanno avuto un tornaconto politico dalla vittoria nella seconda guerra mondiale ma senza il loro sostegno, quasi certamente, l’Europa non sarebbe riuscita a vincere sul nazismo, oppure sarebbe finita nella spirale comunista di Stalin. Certo, i 3 grandi si stavano spartendo il vecchio continente dividendolo secondo il criterio delle “sfere di influenza” ma quel giorno i nazisti ricevettero il messaggio che spiegava loro esplicitamente che la forza degli Alleati era superiore. Anche a questo serve la storia, a emozionarsi e commuoversi, a ricordare, a conoscere, a sapere, a farsi venire, ogni tanto, la pelle d’oca pensando che in questa stessa data ma esattamente 80 anni, a questa stessa ora, il mondo stava cambiando con un evento prorompente. Il ruggito della storia, ancora oggi, dopo 8 decenni, riecheggia a risvegliare le memorie e interrogare le coscienze dell’Europa e del mondo. Il 6 giugno del 1944 si è capito che ci sarebbe stato un equilibrio postbellico tra i vincitori, un equilibrio che tende a preservare lo status quo senza ledere il potere di questi Stati. È per questo che oggi appare possibile ma improbabile una terza guerra mondiale. Per costruire la pace giorno per giorno occorre comunque tener presente il dolore della guerra e impegnarsi, quotidianamente nel preservare quel mondo di libertà costruito con il sacrificio di quegli uomini. Quella volta vinsero i buoni. Nel dubbio sarebbe meglio fare in modo che non ci si sfidi più tra buoni e cattivi.
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