Domenica 26 ottobre 2025 gli italiani torneranno all’ora solare, spostando le lancette indietro di un’ora alle 3 del mattino, che diventeranno così le 2. Un rituale che si ripete ogni anno l’ultima domenica di ottobre, quando termina il periodo di ora legale e si ritorna all’orario naturale, quello che segue più da vicino il ciclo del sole.
Le origini: da Benjamin Franklin alla Prima Guerra Mondiale
L’idea di modificare l’orario per sfruttare meglio la luce solare nacque nel 1784 dalla mente di Benjamin Franklin, scienziato e politico americano noto per aver inventato il parafulmine. Durante la sua permanenza a Parigi, Franklin pubblicò sul Journal de Paris un saggio satirico in cui proponeva di indurre i francesi ad alzarsi prima al mattino per risparmiare candele, ipotizzando persino misure drastiche come tasse sulle persiane o colpi di cannone all’alba come sveglia. Tuttavia, l’idea rimase lettera morta per oltre un secolo. Fu solo agli inizi del Novecento che l’inglese William Willett riprese il concetto, pubblicando nel 1907 un opuscolo intitolato The Waste of Daylight (Lo spreco della luce diurna), in cui proponeva di avanzare l’orologio per prolungare le ore di luce serale. Anche questa proposta inizialmente non trovò ascolto. Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale cambiò tutto. La necessità di risparmiare carbone ed energia per lo sforzo bellico rese urgente l’adozione di misure di contenimento dei consumi. La Germania fu il primo Paese al mondo a introdurre l’ora legale il 30 aprile 1916, seguita tre settimane dopo dal Regno Unito e, a cascata, da gran parte d’Europa e dagli Stati Uniti.
L’ora legale in Italia
In Italia l’ora legale venne adottata per la prima volta il 3 giugno 1916, con il Decreto Luogotenenziale n. 631 firmato dal Re Vittorio Emanuele III, in piena Grande Guerra. Il provvedimento, come in altri Paesi, rispondeva alla necessità di risparmiare energia in un momento di grave crisi. Dopo il 1920 fu sospesa, per poi essere ripresa durante la Seconda Guerra Mondiale (1940-1948), quando addirittura tra il 1943 e il 1945 si verificò una sfasatura tra Nord e Sud del Paese. Dopo una serie di interruzioni, l’ora legale venne definitivamente ripristinata nel 1966 con la legge 503 del 1965, adottata in risposta a una grave crisi energetica. Da allora è rimasta in vigore ininterrottamente, con un calendario che dal 1996 è stato armonizzato a livello europeo: inizia l’ultima domenica di marzo e termina l’ultima domenica di ottobre.
Vantaggi e risparmio energetico
Il principale vantaggio dell’ora legale è di natura economica ed energetica. Secondo i dati di Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, nei sette mesi di ora legale del 2025 l’Italia ha risparmiato circa 330 milioni di kWh di energia elettrica, equivalenti al consumo annuo di oltre 125.000 famiglie. In termini economici, questo si traduce in circa 100 milioni di euro di risparmio per i cittadini. Dal 2004 al 2024, complessivamente, l’Italia ha risparmiato oltre 11,7 miliardi di kWh, pari a circa 2,2 miliardi di euro. Accanto al beneficio economico, vi è quello ambientale: l’ora legale ha permesso di evitare l’emissione in atmosfera di circa 160.000 tonnellate di CO₂ all’anno.
Gli svantaggi: effetti sulla salute e sul benessere
Nonostante i vantaggi economici, il cambio dell’ora presenta degli svantaggi per la salute. Il passaggio dall’ora solare all’ora legale, in particolare, comporta la perdita di un’ora di sonno e provoca un’alterazione del ritmo circadiano, l’orologio biologico che regola il ciclo sonno-veglia. Gli effetti più comuni includono difficoltà di addormentamento, sonno disturbato, maggiore sonnolenza diurna, irritabilità e riduzione della concentrazione. Studi scientifici hanno inoltre evidenziato un aumento, nei giorni successivi al cambio dell’ora, di attacchi cardiaci (circa il 4% in più), ictus e incidenti stradali. Questi effetti sono più marcati nei soggetti già fragili e nelle persone con cronotipi serotini (i cosiddetti “gufi”), che faticano maggiormente ad adattarsi a risvegli anticipati rispetto ai cronotipi mattutini (le “allodole”).
Impatto sugli ecosistemi e sulla fauna
Anche la fauna risente del cambio dell’ora, soprattutto gli animali selvatici che seguono ritmi naturali legati alla luce solare. Uno studio dell’Università di Washington ha dimostrato che il passaggio dall’ora legale a quella solare negli Stati Uniti aumenta gli incidenti stradali con animali come i cervi, che si muovono nelle ore crepuscolari. L’ora legale permanente potrebbe prevenire la morte di circa 36.550 cervi e 33 persone ogni anno, riducendo anche i feriti e i costi connessi alle collisioni. Per gli animali domestici come cani e gatti, il cambio dell’ora provoca disorientamento, poiché anche loro hanno ritmi circadiani ben definiti. Esperti consigliano di abituarli gradualmente, anticipando o posticipando di pochi minuti al giorno l’orario dei pasti e delle passeggiate.
Il dibattito europeo sull’abolizione dell’ora solare
Da anni in Europa si discute sull’opportunità di abolire il cambio dell’ora. Nel 2018 la Commissione Europea lanciò un sondaggio pubblico a cui parteciparono 4,6 milioni di cittadini, di cui l’84% favorevole all’abolizione del cambio stagionale. Sulla base di questo risultato, nel marzo 2019 il Parlamento Europeo approvò una risoluzione per porre fine al cambio dell’ora entro il 2021, lasciando ai singoli Stati membri la scelta tra mantenere l’ora legale o quella solare tutto l’anno. Tuttavia, la proposta si è arenata al Consiglio dell’Unione Europea, l’organo che riunisce i governi nazionali. L’impossibilità di trovare un accordo comune ha bloccato il processo: alcuni Paesi, soprattutto quelli del Sud Europa come Italia e Spagna, preferirebbero l’ora legale permanente per massimizzare il risparmio energetico e prolungare le serate luminose, mentre i Paesi del Nord Europa come Svezia e Finlandia preferirebbero l’ora solare, più allineata con i loro cicli naturali di luce. La pandemia da Covid-19 e altre priorità politiche hanno ulteriormente rallentato la discussione. Recentemente, nell’ottobre 2025, il premier spagnolo Pedro Sánchez ha rilanciato la proposta, chiedendo all’UE di riprendere l’iter per abolire il cambio dell’ora a partire dal 2026, sostenendo che “non ha più senso” e che provoca effetti negativi sulla salute senza reale risparmio energetico. Giovedì 23 ottobre 2025 il tema è stato discusso al Parlamento Europeo, ma senza una risoluzione definitiva. La questione dell’abolizione del cambio dell’ora solleva dunque un dilemma complesso. Da un lato, l’ora legale produce benefici economici e ambientali significativi, contribuendo alla riduzione delle emissioni di CO₂ e al risparmio energetico. Dall’altro, il cambio dell’ora due volte l’anno ha effetti negativi sulla salute umana, alterando i ritmi circadiani e aumentando i rischi cardiovascolari, soprattutto nei soggetti più vulnerabili. Per quanto riguarda gli ecosistemi, l’impatto del cambio dell’ora è meno studiato rispetto a quello sulla salute umana, ma evidenze suggeriscono che mantenere l’ora legale tutto l’anno potrebbe ridurre gli incidenti stradali con la fauna selvatica e rispettare meglio i ritmi naturali degli animali. In definitiva, la scelta tra abolire o mantenere il cambio dell’ora richiede un equilibrio tra esigenze economiche, ambientali e di salute, un equilibrio che l’Europa non è ancora riuscita a trovare.





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