La Giornata del Ricordo del 10 febbraio è una ricorrenza italiana istituita con la legge 92 del 2004 per commemorare le vittime delle foibe, l’esodo giuliano-dalmata e le vicende del confine orientale italiano nel secondo dopoguerra. Questa data coincide con la firma del Trattato di Parigi che nel 1947 mise fine alle ostilità tra Italia e potenze alleate, sancendo di fatto la cessione di territori italiani alla Jugoslavia e la creazione del Territorio Libero di Trieste. L’eccidio delle foibe, avvenuto tra il 1943 e il 1947, rappresenta una delle pagine più tragiche e controverse della storia italiana, legata alla complessa questione del confine orientale, alle dinamiche nazionalistiche e alla lotta ideologica tra fascismo e comunismo. L’analisi che segue si basa su fonti storiografiche accreditate, documenti ufficiali italiani e internazionali, archivi dell’ANVGD (Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia), dell’Istituto Luigi Sturzo, e delle Nazioni Unite, oltre a studi di storici come Raoul Pupo, Gianni Oliva e Guido Rumici. L’obiettivo è offrire un quadro oggettivo, informativo e rispettoso, che eviti toni sensazionalistici o revisionismi, inquadrando gli eventi nel loro contesto storico, politico e sociale.
Cosa sono le foibe
Le foibe sono profonde cavità naturali del terreno, tipiche del carsismo ipogeo, presenti nelle montagne del Carso, in Friuli, Istria, Venezia Giulia e Dalmazia. Queste voragini, formatesi per erosione delle acque sotterranee nella roccia carsica, sono tradizionalmente utilizzate dalle popolazioni locali come discariche naturali. Nel periodo tra il 1943 e il 1947, le foibe divennero tristemente famose come luoghi di eccidio, dove furono gettati migliaia di italiani, vivi e morti, da parte delle forze partigiane jugoslave e dell’OZNA (la polizia segreta di Tito). Geograficamente, le foibe si trovano in un’area contesa tra Italia e Jugoslavia, comprendente l’Istria, la Venezia Giulia, Fiume e la Dalmazia. Questi territori, assegnati all’Italia dopo la Prima Guerra Mondiale con i trattati di Rapallo del 1920 e quello di Roma del 1924, furono occupati dalla Jugoslavia nel corso della Seconda Guerra Mondiale e definitivamente ceduti con il Trattato di Parigi del 1947. Le foibe furono utilizzate sia durante la guerra che nel dopoguerra, con una prima ondata di violenze subito dopo l’8 settembre 1943 e una seconda fase più sistematica nel 1945, con l’avanzata delle forze titine. Le foibe non erano solo luoghi di sepoltura, ma strumenti di una pulizia etnica e di una repressione politica mirata a eliminare la presenza italiana nella regione. La loro collocazione geografica è strettamente legata alle zone di conflitto e alle dinamiche di potere tra italiani e slavi, nel contesto di una guerra ideologica tra fascismo e comunismo, e di un nazionalismo esasperato.
L’eccidio delle foibe
L’eccidio delle foibe si consumò in due fasi principali: la prima nell’autunno 1943, subito dopo l’armistizio italiano, quando le forze partigiane jugoslave iniziarono a eliminare esponenti fascisti e italiani legati al regime; la seconda nella primavera del 1945, con l’avanzata delle truppe di Tito e la sistematica eliminazione di italiani in Istria, Venezia Giulia e Dalmazia. Le vittime furono diverse: militari italiani, fascisti, collaborazionisti, ma anche civili, donne, anziani e bambini. Le stime più accreditate parlano di un numero compreso tra 3.000 e 5.000 vittime, con alcune fonti che arrivano a 10.000-15.000, comprendendo anche i deportati nei campi di concentramento jugoslavi come Borovnica e Goli Otok. Le modalità di uccisione erano brutali: infoibamenti, fucilazioni, sevizie. Le foibe furono scelte come luoghi di sepoltura per nascondere i corpi e cancellare le tracce delle stragi. I responsabili furono principalmente i partigiani jugoslavi, l’OZNA e le forze di Tito, che agivano con l’obiettivo di eliminare la presenza italiana e consolidare il controllo comunista sulla regione. Le motivazioni furono multiple: vendetta contro i fascisti, pulizia etnica, eliminazione di potenziali oppositori politici. Le dinamiche degli eccidi furono complesse e legate al contesto di guerra e di occupazione.
Reazioni politiche e internazionali
In Italia, la reazione politica alle foibe fu inizialmente caratterizzata da un silenzio imbarazzato. Il Partito Comunista Italiano e la Democrazia Cristiana preferirono non affrontare la questione per motivi ideologici e diplomatici. Solo negli anni ’90, con la caduta del comunismo e la riscoperta della memoria, il tema delle foibe emerse nel dibattito pubblico. Nel 2004 fu istituita la Giornata del Ricordo, con la legge n. 92, che riconosceva ufficialmente la tragedia e prevedeva un risarcimento morale per i congiunti delle vittime. All’estero, le reazioni furono diverse. Le potenze alleate (USA, URSS, Regno Unito) considerarono il Trattato di Parigi del 1947 un passo necessario per la stabilità, ma non approfondirono la questione delle foibe. La Jugoslavia di Tito giustificò gli eccidi come una lotta contro il fascismo e negò la natura di pulizia etnica. La Santa Sede, attraverso Pio XII, mantenne un atteggiamento prudente, mentre la Chiesa locale, come il vescovo di Trieste Antonio Santin, cercò di denunciare le violenze. Le Nazioni Unite e le organizzazioni internazionali dedicarono scarsa attenzione alle foibe, concentrandosi maggiormente sui crimini di guerra fascisti e nazisti. Solo negli anni recenti, con la caduta del comunismo, è emersa una maggiore consapevolezza internazionale.
Opinione pubblica e la memoria divisa
In Italia, la memoria delle foibe è stata a lungo rimossa, poi riscoperta negli anni ’90 grazie alla caduta del Muro di Berlino e alla fine del comunismo. Oggi è un tema centrale nel dibattito pubblico, con manifestazioni, cerimonie e iniziative scolastiche. Le associazioni degli esuli giuliano-dalmati (ANVGD) hanno giocato un ruolo fondamentale nel mantenere viva la memoria. Nei territori ex-jugoslavi, la memoria delle foibe è ancora controversa. In Slovenia e Croazia, la narrazione ufficiale ha a lungo negato o minimizzato gli eccidi, presentandoli come una reazione al fascismo. Solo negli ultimi anni si sono registrati tentativi di riconciliazione e di dialogo, come la visita del presidente Mattarella a Basovizza. La diaspora italiana, soprattutto a Trieste e Udine, ha mantenuto viva la memoria attraverso associazioni e iniziative culturali, contribuendo a una maggiore consapevolezza della tragedia.
I trattati sul confine orientale: da Parigi a Osimo
Il Trattato di Parigi del 10 febbraio 1947 mise fine alle ostilità tra Italia e potenze alleate, sancendo la cessione di Istria, Fiume e parte della Venezia Giulia alla Jugoslavia e la creazione del Territorio Libero di Trieste, diviso in zona A (amministrata dagli Alleati) e zona B (amministrata dalla Jugoslavia). Questo trattato stabilì anche la perdita della cittadinanza italiana per i residenti nei territori ceduti, con la possibilità di optare per la cittadinanza italiana. Il Memorandum di Londra del 1954 affidò l’amministrazione civile della zona A all’Italia e della zona B alla Jugoslavia, creando le condizioni per una soluzione definitiva. Il Trattato di Osimo del 10 novembre 1975 sancì definitivamente i confini tra Italia e Jugoslavia, assegnando la zona A all’Italia e la zona B alla Jugoslavia, chiudendo una delle questioni più spinose del dopoguerra italiano.
La Giornata del Ricordo oggi: memoria, polemiche e riconciliazione
La Giornata del Ricordo è stata istituita nel 2004 per commemorare le vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Ha lo scopo di mantenere viva la memoria di una tragedia a lungo silenziata e di promuovere la riflessione sul valore della pace e della convivenza. Negli anni recenti, la Giornata del Ricordo è stata al centro di polemiche politiche, con la destra che accusa la sinistra di negare o minimizzare la tragedia, e la sinistra che contesta la strumentalizzazione politica della memoria. Alcuni gruppi di estrema sinistra continuano a negare la gravità delle foibe, sostenendo che si trattò di una resa dei conti con i fascisti. Le cerimonie ufficiali, i luoghi della memoria (come la Foiba di Basovizza e la Risiera di San Sabba), e i progetti scolastici contribuiscono a mantenere viva la memoria e a favorire il dialogo tra le comunità italiane e slovene/croate. La Giornata del Ricordo del 10 febbraio commemora una delle pagine più drammatiche della storia italiana, legata all’eccidio delle foibe e all’esodo giuliano-dalmata. Le foibe, cavità carsiche naturali, divennero luoghi di sterminio nel contesto della lotta tra italiani e jugoslavi per il controllo del confine orientale, nel quadro di una guerra ideologica e nazionalistica. Le dinamiche degli eccidi furono complesse, con vittime tra civili e militari, e responsabili nelle forze partigiane jugoslave e nell’OZNA. Le stime delle vittime variano, ma si attestano tra 3.000 e 5.000, con un numero maggiore se si considerano i deportati nei campi di concentramento. Le reazioni politiche e internazionali furono contraddittorie, con un lungo silenzio e una rimozione della memoria, seguiti da una riscoperta negli anni ’90 e dall’istituzione della Giornata del Ricordo nel 2004. I trattati di Parigi, Londra e Osimo stabilirono i confini definitivi tra Italia e Jugoslavia, ponendo fine alle violenze e all’esodo. Oggi la memoria delle foibe è un tema centrale nel dibattito pubblico, con polemiche politiche e tentativi di riconciliazione tra le comunità coinvolte. La Giornata del Ricordo serve a mantenere viva la memoria e a promuovere la riflessione sulla pace e sulla convivenza tra i popoli.
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