- Guerra USA-Israele-Iran al 12° giorno
Il conflitto entra nel dodicesimo giorno con intensi bombardamenti statunitensi e israeliani su obiettivi iraniani. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha definito ieri “il giorno più intenso” di attacchi dall’inizio della guerra. Il Pentagono conferma oltre 140 militari USA feriti finora. Le autorità iraniane denunciano quasi 10.000 siti civili colpiti e migliaia di vittime. Trump afferma che l’Iran “sta perdendo male” e la guerra finirà presto, mentre l’escalation continua con missili e droni da entrambe le parti. - Attacchi nel Strait of Hormuz: tre navi commerciali colpite
Tre navi mercantili sono state danneggiate da proiettili sconosciuti (probabilmente droni e USV iraniani) nello Stretto di Hormuz, rotta vitale per il petrolio mondiale. Una nave thailandese è in fiamme dopo un impatto; l’equipaggio è stato evacuato parzialmente. Dall’inizio del conflitto salgono a 14 le imbarcazioni colpite. L’Iran minaccia di bloccare le esportazioni di petrolio, mentre USA e alleati monitorano per prevenire mine. L’incidente aggrava la crisi energetica globale. - USA distruggono 16 navi iraniane per mine
Il Comando Centrale USA (CENTCOM) annuncia di aver eliminato oltre una dozzina (fino a 16) di imbarcazioni iraniane posamine vicino allo Stretto di Hormuz in un’operazione preventiva. Le navi erano pronte a minare il passaggio secondo intelligence USA. Video mostrano attacchi precisi. L’obiettivo è garantire la libertà di navigazione e contrastare minacce al commercio petrolifero. L’Iran accusa gli USA di aggressione; l’azione segue minacce di Teheran di chiudere lo stretto. - Raid israeliani su Teheran, Beirut e Hezbollah
L’IDF continua l’Operazione Roaring Lion colpendo lanciamissili iraniani, forze di repressione e obiettivi a Teheran. In Libano, attacchi aerei su Hezbollah causano almeno 95 morti secondo fonti libanesi, inclusi raid su Baalbek con 7 uccisi e 23 feriti. Hezbollah e Iran lanciano missili congiunti su Israele. L’obiettivo USA-Israele è degradare le capacità navali e missilistiche iraniane e proxy. - Mojtaba Khamenei ferito in tentativo di assassinio
L’ayatollah Mojtaba Khamenei, figura chiave per la successione in Iran e nuova Guida Suprema, sarebbe rimasto ferito (anche alle gambe) in un presunto tentativo di assassinio attribuito a Israele. Si trova ora in un luogo sicuro con comunicazioni limitate. La notizia, diffusa da media iraniani e oppositori, aumenta l’instabilità interna al regime mentre i raid continuano. - Meloni al Parlamento: no a basi italiane senza voto
La premier Giorgia Meloni informa Senato e Camera sulla crisi in Medio Oriente: nessuna richiesta USA per usare basi italiane contro l’Iran; in caso arrivasse, deciderà il Parlamento. Esclude al momento coinvolgimento diretto. Annuncia anche misure contro speculazione sui carburanti con possibili aumenti di tasse per chi sfrutta la crisi. L’opposizione chiede garanzie di non belligeranza. - Tempesta invernale e maltempo negli USA
Avvisi di tempesta invernale in 11 stati USA, con fino a 120 cm di neve previsti dal Midwest al Northeast. Oltre 100 milioni di persone a rischio maltempo severo, inclusi tornado e inondazioni dal Sud al Nordest. Impatti su trasporti e energia mentre il focus resta sul Medio Oriente. - Volkswagen annuncia 50.000 tagli in Germania
Volkswagen ha dichiarato 50.000 esuberi in Germania entro il 2030 per ristrutturazione e transizione elettrica. L’annuncio arriva in un contesto economico difficile per l’auto europea, aggravato da instabilità energetica e costi alti. Sindacati protestano; l’azienda punta a maggiore competitività. - Elezioni speciali in Georgia: runoff dopo endorsement Trump
Nel seggio lasciato da Marjorie Taylor Greene, il candidato repubblicano Clay Fuller (appoggiato da Trump) non vince al primo turno e va al ballottaggio contro il democratico Shawn Harris. L’endorsement presidenziale non basta; l’elezione speciale riflette polarizzazione USA nonostante focus estero. - Accordi petroliferi USA-Venezuela dopo cattura Maduro
Chevron e Shell sono vicini a siglare i primi grandi accordi di produzione in Venezuela da quando gli USA hanno catturato Nicolas Maduro a gennaio. L’obiettivo è rilanciare output petrolifero post-regime. L’annuncio arriva mentre prezzi del greggio oscillano per la crisi a Hormuz.
Leggi anche I principali fatti del 10 marzo 2026





Ancora nessun commento.