Il 2 giugno è la Festa della Repubblica Italiana, la ricorrenza nazionale che celebra la nascita dello Stato repubblicano. Non è una data simbolica astratta: ricorda il momento in cui, con un voto popolare, gli italiani scelsero di abbandonare la monarchia e fondare una Repubblica democratica, dopo vent’anni di fascismo e una guerra devastante.
Le origini storiche e il referendum del 1946
Alla fine della Seconda guerra mondiale l’Italia era un Paese distrutto, diviso e privo di legittimità istituzionale. La monarchia sabauda, compromessa dal sostegno al regime fascista, aveva perso ogni credibilità. Il 25 giugno 1944 un decreto luogotenenziale del governo Bonomi aveva già previsto un referendum per decidere la forma istituzionale dello Stato una volta terminato il conflitto. Il referendum si tenne il 2 e 3 giugno 1946, contemporaneamente alle elezioni per l’Assemblea Costituente. Fu la prima consultazione a suffragio universale in Italia: per la prima volta le donne poterono votare a livello nazionale. L’affluenza fu altissima: su circa 28 milioni di aventi diritto, votarono quasi 25 milioni di persone (89,08 %).
Le schede offrivano una scelta netta: Repubblica o Monarchia. Vinse la Repubblica con 12.718.641 voti (54,27 %) contro 10.718.502 della Monarchia (45,73 %). I risultati parziali furono comunicati il 10 giugno 1946 dalla Corte di Cassazione. Il verdetto definitivo, dopo l’esame dei ricorsi e delle sezioni ancora da scrutinare, arrivò solo l’18 giugno 1946, quando la stessa Corte proclamò ufficialmente la nascita della Repubblica Italiana.
Il 13 giugno, per evitare scontri, re Umberto II lasciò l’Italia e partì per l’esilio in Portogallo. Il 1° luglio 1946 Enrico De Gasperi assunse i poteri di Capo provvisorio dello Stato. L’11 giugno 1946 era già stata dichiarata festa nazionale; le prime celebrazioni ufficiali della Repubblica si tennero nel 1947-1948, mentre nel 1949 la data del 2 giugno fu definitivamente istituita come festa nazionale.
Perché proprio il 2 giugno?
Perché quel giorno gli italiani, con un atto di sovranità popolare, decisero il futuro istituzionale del Paese. Non fu una rivoluzione armata né un colpo di Stato: fu un voto libero, il primo dopo ventidue anni di dittatura. Il 2 giugno simboleggia quindi la scelta democratica e la rottura definitiva con il passato monarchico-fascista.
La festa “mobile” e il ritorno al 2 giugno (2001)
Nel 1977, per ragioni di austerity, la legge n. 54 del 5 marzo rese la Festa della Repubblica “mobile”, spostandola alla prima domenica di giugno e cancellando il 2 giugno come giorno festivo. La parata militare fu ridotta o soppressa in diversi anni.
Fu il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi a promuovere, all’inizio degli anni Duemila, un ritorno ai simboli identitari nazionali. Con la legge 20 novembre 2000 n. 336, dal 2001 il 2 giugno tornò a essere giorno festivo fisso. Nello stesso periodo Ciampi fece rientrare stabilmente la parata militare nel cerimoniale ufficiale di Roma (già ripristinata in via sperimentale nel 2000). Da allora la celebrazione ha riacquistato centralità e solennità.
Come si celebra oggi la Festa della Repubblica
Il 2 giugno è festa nazionale: scuole, uffici pubblici e molti esercizi commerciali sono chiusi. Le celebrazioni principali si svolgono a Roma e hanno un forte carattere istituzionale e militare:
- La mattina il Presidente della Repubblica depone una corona d’alloro sulla Tomba del Milite Ignoto all’Altare della Patria, alla presenza delle più alte cariche dello Stato.
- Segue l’esecuzione dell’Inno di Mameli.
- Il Presidente si reca poi in Via dei Fori Imperiali per la rivista delle truppe e assiste alla parata militare, che coinvolge Forze Armate, Arma dei Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria, Vigili del Fuoco, Protezione Civile e Croce Rossa.
- Le Frecce Tricolori sorvolano Roma con la loro esibizione acrobatica.
- Nel pomeriggio i Giardini del Quirinale sono aperti al pubblico con concerti delle bande militari.
In tutta Italia si svolgono cerimonie più contenute: alzabandiera, deposizioni di corone ai monumenti ai caduti, concerti e iniziative culturali. All’estero le ambasciate e i consolati organizzano eventi con le comunità italiane.
Il significato oggi: le parole di Mattarella e Meloni
Nel messaggio per l’80° anniversario del 2 giugno 2026, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato il valore fondativo di quella scelta:
«Sono trascorsi ottant’anni da quel 2 giugno del 1946 che segnò il compimento, da parte degli italiani, di un atto di libertà senza precedenti. […] Con il suffragio universale, donne e uomini, insieme per la prima volta, decisero di lasciarsi alle spalle le macerie della guerra e le nefandezze di un regime oppressivo e totalitario, per avviare la ricostruzione di un Paese libero, democratico, repubblicano.»
E ha aggiunto:
«La Repubblica Italiana nasce da una scelta di pace e rifiuto della guerra, esigenza imprescindibile subito dopo la devastante esperienza della Seconda Guerra Mondiale.»
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel suo messaggio dello stesso giorno, ha sottolineato il carattere collettivo e responsabile della ricorrenza:
«Oggi celebriamo gli ottant’anni della Repubblica Italiana. Una ricorrenza che non rappresenta soltanto una data storica, ma racconta il cammino che gli italiani hanno saputo costruire insieme: con storie di sacrificio, coraggio, unità, solidarietà e impegno, generazione dopo generazione. […] Ottant’anni di Repubblica, di libertà e di partecipazione ci rendono orgogliosi e riconoscenti verso chi ci ha preceduto […] Ma, allo stesso tempo, ci ricordano la responsabilità che ciascuno di noi ha nel custodire e rafforzare ogni giorno questo patrimonio.»
E ha auspicato che il 2 giugno sia «chiaramente una festa di responsabilità ma anche una festa d’orgoglio per tutti gli italiani».
Il 2 giugno non è solo una parata o un giorno di vacanza. È il giorno in cui gli italiani, con un voto, scrissero la prima pagina della loro storia repubblicana. Celebrarlo significa ricordare che la democrazia non è un regalo, ma una conquista quotidiana che richiede responsabilità, unità e orgoglio. Ottant’anni dopo quel referendum, la Repubblica continua a essere «casa comune» – come l’ha definita Mattarella – nella quale gli italiani, generazione dopo generazione, continuano a scrivere il proprio futuro.
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