Il 14 luglio abbiamo partecipato alla presentazione del volume “Simbiosi” di Domenico Catapano edito da Graus, presso la Biblioteca Comunale di Ottaviano.
Come spesso accade in questi casi, ciò che colpisce l’ascoltatore è la passione che i relatori e l’autore riescono a mettere nella propria esposizione perché solo quando si descrive un sentimento autentico si riesce a trasmettere una sensazione vera, efficace e penetrante. Il volume presentato narra, tra l’onirico e il reale, del rapporto simbiotico tra l’abitante del territorio e il Vesuvio. Il Vesuvio, che come dalla mia esperienza di storico e a mia volta autore di libri, è visto e studiato anche da visitatori stranieri fin dai tempi del Gran Tour – cito ad esempio John Evelyn nel mio saggio “Sguardi su Napoli in Età Moderna” edito da NeP – è presentato sulla scia di quello che è il marketing territoriale contemporaneo, ma nel caso dell’opera di Catapano, si va addirittura oltre, ipotizzando un legame umano, un rapporto che rende indispensabile alla popolazione la presenza di questa distesa di natura (come è stato ricordato si tratta, nel Parco Nazionale, di 8500 ettari) ma, al tempo stesso, rende alla natura stessa indispensabile la presenza integrante dell’uomo.
Dal punto di vista degli interventi non posso non condividere a pieno – gli avrei stretto la mano ma per impegni precedentemente assunti ha dovuto lasciare la biblioteca con un leggero anticipo – l’intervento dell’ex sindaco di Terzigno Francesco Ranieri che ha ricordato quanto sia importante parlare di cultura senza timore.
“Molti amministratori non parlano di cultura perché temono che parlando di cultura non faranno voti, ma se il territorio non si ama si perde. Bisogna parlare di cultura anche se si perdono voti per pensare al Territorio e alle prossime generazioni”.
Il paragone sarà sicuramente in senso ampio, ma il richiamo alle prossime generazioni mi ha fatto venire in mente De Gasperi. A Ranieri ha fatto eco la presidente della Proloco Medicea Giuseppina La Marca che ha ribadito quanto sia importante non stancarsi mai di parlare di cultura e di aiutare a diffonderla. Fiorella Saviano ha poi proseguito nell’analisi testuale dell’opera chiedendo però ai presenti, di fare un esercizio di mente e spirito per percepire il bisogno che i presenti hanno della natura del vulcano. Un intervento molto bello anche quello di Ciro Teodonno: ascoltandolo mi è parso di leggere la sinossi del libro Ambiente e Democrazia libro del 2014 del professor Marcello Giuseppe Feola. L’intervento di Teodonno, rimarcava, tra le altre cose, la necessità di un bilanciamento democratico che permetta una accountability, cioè una responsabilizzazione degli amministratori difronte ai cittadini circa la gestione dell’ambiente e della cosa pubblica in generale. Si chiude quindi il cerchio, tornando a una parola che Francesco Ranieri aveva usato all’inizio: Governance. Il moderatore Gaetano Romano, ha chiuso l’intervento con un richiamo al filosofo Umberto Galimberti circa l’assenza di morale per la tutela della natura.
Per quanto riguarda l’intervento dell’autore Catapano è significativa la sua visione delle nuove tecnologie che egli vede come aiuti e quindi al servizio dell’agire umano e non in sua sostituzione. Di lui si apprezza anche la definizione olistica del rapporto tra umani e natura. Probabilmente se tutti considerassimo che nell’ambiente la somma di tutti gli elementi, esseri umani compresi, è maggiore del totale, allora avremmo maggiore considerazione per la tutela dell’unico posto nell’universo in grado di ospitarci.
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