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Italia e Turchia tra sport e cultura: Merve una voce da Istanbul

İtalya ve Türkiye bayraklarıyla Boğaziçi Köprüsü ve Kolezyum manzarası
İtalya ve Türkiye bayraklarıyla Boğaziçi Köprüsü ve Kolezyum manzarası

Il Radar è un progetto italiano di rilievo nazionale ma ha forti contatti con le culture del vecchio continente. Abbiamo chiesto a Merve una nostra lettrice di Istanbul, appassionata di sport e di calcio e attiva come reporter in Turchia, di descriverci il clima nella città sul Bosforo durante i mondiali di calcio del 2026. Non poteva però mancare un cenno alla cultura turca, figlia un’evoluzione di Bisanzio, divenuta poi Costantinopoli e infine Istanbul. Abbiamo scoperto – semmai ancora non lo sapessimo – che al di là della dicotomia e dell’unione culturale tra Impero Romano d’Occidente e d’Oriente, le cose che accomunano oggi la Turchia, l’Italia e l’Europa sono davvero molte.

Questo è il dialogo che abbiamo avuto con Merve.

La Turchia ha un commissario tecnico italiano e la nazionale turca ha conquistato la qualificazione ai Mondiali proprio all’ultimo minuto. I tifosi turchi si aspettavano un successo maggiore ai Mondiali, o le prestazioni della squadra sono in linea con le aspettative del pubblico?

Sì, le aspettative erano davvero alte. Quando parliamo di un “grande traguardo”, speravamo almeno di raggiungere i quarti di finale. Questa aspettativa non era solo tra i tifosi; era condivisa anche dai media sportivi, dai commentatori e dagli esperti di calcio. Avevamo una squadra giovane e talentuosa, composta da giocatori che militano in alcuni dei campionati più importanti d’Europa. È per questo che la gente credeva che questa squadra avesse il potenziale per arrivare molto lontano.

Qual è il rapporto tra il cittadino turco medio e la nazionale di calcio? In Italia, ad esempio, tutto si è praticamente fermato e la semifinale dei Mondiali tra Italia e Argentina del 3 luglio 1990 rimane l’evento televisivo più visto nella storia della televisione italiana. Succede più o meno la stessa cosa in Turchia?

Assolutamente. Non c’è bisogno di andare molto indietro nel passato. Anche durante questo Mondiale, nonostante il fuso orario tra gli Stati Uniti e la Turchia facesse sì che le partite si giocassero la mattina presto, la gente si svegliava comunque con grande entusiasmo e si riuniva davanti agli schermi. I comuni hanno allestito maxischermi sulle spiagge e nelle piazze, e le persone si sono incontrate di buon mattino indossando le maglie della nazionale. Tutti si sono uniti come una cosa sola perché credevamo davvero in questa generazione. Abbiamo giocatori molto talentuosi che giocano in importanti club europei, ed è per questo che le aspettative erano così alte.

La Turchia ha ottenuto il suo miglior risultato internazionale nel 2002 ai Mondiali in Giappone e Corea del Sud. Per i tifosi, quella squadra è vista come una formazione leggendaria e da record, o preferiscono ricordare le semifinali degli Europei del 2008?

Sicuramente la squadra del Mondiale 2002. Naturalmente, anche la squadra dell’Europeo 2008 occupa un posto molto speciale nei nostri ricordi. Tuttavia, il 2002 è considerato l’apice del calcio turco. Quella squadra non era solo talentuosa; giocavano con il cuore. Non avevano le opportunità che hanno i giocatori di oggi, ma la loro determinazione, passione e spirito di squadra erano straordinari. Penso sia questo che li ha resi indimenticabili.

Guardai quel torneo con mio padre. Ricordo ancora la felicità che ho provato quel giorno come se fosse ieri. Per me, è uno dei ricordi più indimenticabili della mia infanzia.

Quando l’Italia giocava ai Mondiali, tutto — o quasi tutto — si fermava durante le partite. Alcuni negozi chiudevano persino in anticipo. Come vivono i turchi l’atmosfera del giorno della partita?

Credo che siamo davvero simili all’Italia sotto questo aspetto. Per i turchi, la nazionale non riguarda solo il calcio; è l’orgoglio di rappresentare il paese. Anche quando le persone provengono da background diversi o hanno opinioni differenti, condividono la stessa emozione quando si tratta della nazionale. Forse non abbiamo sentito quel senso di unità così fortemente quest’anno, ma lo abbiamo chiaramente sperimentato durante il Mondiale del 2002. Ciò che la gente ricorda non sono solo i risultati, ma anche lo spirito e il sentimento di unità che circondava la squadra.

L’Italia spesso riscopre il proprio senso di essere una Nazione (Popolo, Lingua e Cultura) attraverso lo sport e il calcio. La Turchia sente un forte senso di appartenenza nazionale attraverso il calcio, o pensi che ci siano altri momenti in cui l’identità nazionale si manifesta in modo prominente? Sto pensando, ad esempio, al 19 maggio.

Penso che i popoli del Mediterraneo condividano uno spirito comune. Sebbene le nostre culture possano apparire diverse, ci sono molti valori forti che ci avvicinano: amore, famiglia, sincerità, ospitalità e sacrificio.

Le serie TV turche stanno conquistando l’Europa: “Come sorelle”, “Endless Love” e “The Family” sono solo alcuni esempi. Cosa pensa il cittadino turco medio del rafforzamento delle relazioni tra Italia e Turchia, e tra Turchia ed Europa?

Credo che uno dei motivi principali per cui le serie TV turche sono popolari in Europa sia perché le persone si connettono non solo con le storie in sé, ma anche con le emozioni che creano. Le culture possono essere diverse, ma l’amore, i legami familiari e la devozione sono valori universali. Penso che la vicinanza tra Turchia e Italia si basi anche su questi valori umani condivisi.

Ultima domanda bonus. L’Italia e la Turchia, Roma e Istanbul, sono due capitali storiche con una storia incredibilmente ricca. Da una prospettiva culturale ed economica, pensi che entrambi i paesi trarrebbero beneficio lavorando insieme a progetti culturali e turistici comuni?

Assolutamente. Entrambi i paesi sono tra i più ricchi al mondo per quanto riguarda la cucina, l’architettura, la storia e il patrimonio culturale. È per questo che vorrei che venissero creati più progetti congiunti, permettendo alle persone di scoprirsi e capirsi meglio. Personalmente, ho sempre amato l’Italia. La sua cultura, la cucina, la musica e soprattutto il calcio mi sono sempre sembrati molto vicini. Penso anche che le nostre culture del tifo calcistico siano molto simili. Fin dalla mia infanzia, uno dei miei calciatori preferiti è stato Alessandro Del Piero. Come musicista, una delle mie cantanti europee preferite è sempre stata Mina Mazzini. La prima maglia che ho comprato per questo Mondiale è stata proprio quella azzurra della nazionale italiana. Infine, vorrei ringraziarvi molto per avermi ospitato sulla vostra pagina. Mi è piaciuto molto rispondere alle vostre domande. Spero di avere l’opportunità di visitare Roma, Napoli e la Toscana il prima possibile.
Vi invio il mio affetto e il mio rispetto dalla Turchia.

Ringraziamo Merve per l’entusiasmo e la disponibilità che ha manifestato nella realizzazione di questo articolo.

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