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Festa dei nonni: perché il 2 ottobre

Festa dei nonni
Festa dei nonni

La Festa nazionale dei nonni si celebra ogni 2 ottobre. È stata istituita ufficialmente con la legge n. 159 del 31 luglio 2005, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 12 agosto dello stesso anno. La norma la definisce come un momento per celebrare “l’importanza del ruolo svolto dai nonni all’interno delle famiglie e della società in generale”. Non è un giorno festivo: scuole e uffici restano aperti, ma la legge invita Regioni, Province, Comuni e istituzioni scolastiche a promuovere iniziative dedicate. La scelta del 2 ottobre non è casuale. Coincide con la memoria liturgica cattolica degli Angeli Custodi, un richiamo simbolico forte: i nonni sono spesso gli “angeli custodi” della vita quotidiana dei nipoti, figure di protezione, affetto e guida. Inizialmente il disegno di legge, presentato al Senato nell’ottobre 2004 su iniziativa del senatore Francesco Pontone e altri parlamentari, proponeva il 26 luglio, festa dei santi Gioacchino e Anna (nonni di Gesù). Durante l’iter la data fu spostata al 2 ottobre per consentire il coinvolgimento delle scuole, che in estate sono chiuse, e per rafforzare il legame simbolico con gli angeli custodi.

Prima della legge nazionale esistevano già iniziative locali. Nel 1997 Arturo Croci, Franco Locatelli e altri promossero progetti educativi legati alla figura dei nonni, e nel 2004 la Regione Lombardia, sotto la presidenza di Roberto Formigoni, adottò proprio il 2 ottobre per la celebrazione regionale. Il fiore simbolo della ricorrenza è il nontiscordardimé, che richiama memoria, fedeltà e continuità affettiva.

Festa dei nonni: Il significato in Italia

In Italia la festa ha un valore soprattutto sociale e familiare. Celebra nonni e nonne come pilastri della rete di sostegno intergenerazionale: custodi di memorie e tradizioni, figure di riferimento affettivo e, sempre più spesso, di aiuto concreto nella gestione quotidiana dei nipoti. La legge sottolinea le “crescenti funzioni assunte dai nonni nella famiglia e nella società”, invitando le scuole a discuterne. Si tratta di una ricorrenza civile, non religiosa, anche se il richiamo agli angeli custodi le conferisce una sfumatura simbolica radicata nella cultura del Paese.

A differenza di altri Stati (negli Stati Uniti la prima domenica di settembre dopo il Labor Day, nel Regno Unito la prima domenica di ottobre), in Italia la data è fissa e legata al calendario scolastico autunnale, rendendo più facile organizzare incontri tra generazioni.

L’impatto dei nonni nelle famiglie italiane

Il ruolo dei nonni va ben oltre la dimensione affettiva: è un vero e proprio welfare familiare informale che sostiene la conciliazione tra lavoro e cura dei figli. Secondo il rapporto Censis “Essere genitori oggi” (2026, su indagine 2025), tra i genitori che ricevono o hanno ricevuto aiuto nella gestione dei figli oltre al partner, il 91,4% indica i nonni come principale supporto, molto avanti rispetto ad altri parenti (21,2%) o babysitter (11,7%).

In Italia ci sono circa 12 milioni di nonni. Secondo stime basate su dati Istat e sindacali, circa un terzo se ne prende cura mentre i genitori lavorano, a beneficio di circa 3,7 milioni di nuclei familiari. Questo impegno permette a molti genitori, in particolare alle madri, di restare nel mercato del lavoro. Uno studio della Banca d’Italia ha mostrato che la presenza dei nonni dimezza sia la probabilità di abbandono volontario del lavoro da parte delle neomadri, sia il rischio più generale di uscita dal mercato del lavoro.

Dal punto di vista economico il risparmio è significativo. La UIL Pensionati stima che una famiglia che può contare sull’aiuto regolare dei nonni risparmi fino a 19.288 euro l’anno, tra babysitting (circa 20 ore settimanali a un costo di mercato di 10-15 euro l’ora), pasti preparati in casa al posto della mensa scolastica e piccoli aiuti economici diretti (regali, spese scolastiche, contributi). A livello nazionale il valore complessivo di questo sostegno supera i 45 miliardi di euro annui. Altre stime (Coldiretti, CNA) oscillano tra i 30 e i 40 miliardi, a seconda di cosa si include nel calcolo.

Senza questo contributo, molte famiglie dovrebbero ricorrere a tate e babysitter professionali, con costi mensili che possono facilmente superare le centinaia di euro, oppure uno dei genitori (spesso la madre) sarebbe costretto a ridurre l’orario o lasciare il lavoro. I nonni, in pratica, colmano le carenze dei servizi pubblici per l’infanzia e rendono sostenibile il modello familiare italiano in un contesto di denatalità e difficoltà di conciliazione.

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