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Il 25 novembre 2020 scompariva Diego Armando Maradona

Diego Armando Maradona
Diego Armando Maradona

Il 25 novembre 2020 come oggi, forse un po’ meno, era una giornata uggiosa. Come un fulmine a ciel sereno arrivò dall’Argentina la notizia della morte prematura di Diego Armando Maradona, il più grande calciatore dell’Argentina, del Napoli e probabilmente il migliore di tutti i tempi.

Quando lui prendeva la palla il pubblico non emetteva un urlo ma un tuono e quel rombo diventava l’espressione stessa dell’armonia con la quale calciava il pallone. I suoi tifosi lo veneravano come il profeta del calcio, colui che aveva osato mettere in discussione lo strapotere delle formazioni del nord, eccezion fatta per lo scudetto di Riva al Cagliari nel decennio precedente. Lui li ripagava bombardando i suoi avversari con goal, assist e giocate di fantasia che non sarebbe stato possibile immaginare prima del suo arrivo e non sarebbero state più possibili, se non nella sua imitazione, dopo. Lo spettacolo non aveva precedenti e non ha successori al punto da incarnare davvero quello che fece da Fazio quando questi gli chiese se vedesse altri come lui.

Attualmente la SSC Napoli è una delle squadre più forti del campionato italiano, probabilmente una delle più forti d’Europa, ha vinto 2 scudetti e quando non vince ottiene piazzamenti utili per le coppe. È una squadra forte, ma questi tifosi, insieme ai tifosi di quegli anni distanti ormai oltre 3 decenni ricordano sempre il Napoli di Maradona. Altro calcio, altro stile, altro campionato, altre concorrenti.

Maradona l’uomo e il calciatore

Lo scudetto a Napoli non era un riconoscimento sportivo, era il simbolo del riscatto sociale che la città per anni capitale cercava di concretizzare e che riusciva a ottenere attraverso lo sport. Una soddisfazione puramente antropologica, controproducente per l’economia delle popolazioni del posto, che permetteva per una volta al napoletano di dire ai tifosi delle squadre del nord “siamo migliori di voi”. Quando lo scontro poi passava sul piano umano la cosa era – ed è – sempre orribile, ma il goal del 3 novembre di 40 anni fa, quel “gli faccio goal lo stesso” a Stefano Tacconi fortissimo portiere della Juventus, fu il primo atto di quella galoppata vincente che portò l’ex capitale del Regno delle due Sicilie e del Regno di Napoli, a sfidare e sconfiggere la capitale italiana del calcio, la vecchia signora Juventus, diventando poi, qualche anno dopo, la nuova capitale italiana dello sport più amato nel Bel Paese.

Diego Armando Maradona fu un uomo come tanti ma un calciatore unico. Una vita e una carriera ricca di contraddizioni ed errori che però non sono riusciti a oscurare l’abilità fantasiosa e innata della stella che brillava nel suo calcio. Una luce eclissata dagli eccessi che però hanno fatto male, in definitiva, solo a sé stesso e che oggi, a 5 anni dalla sua morte non è ancora tramontata. Chi c’era può ancora dirlo e ripeterlo oggi come allora: “Ci sono grandi campioni ma io ho visto Maradona”.

Leggi anche Buon Compleanno SSC Napoli fondata il 1 agosto 1926

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