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Olio extravergine d’oliva: un tesoro per la salute a tavola

Olio Extravergine di oliva EVO e altri oli
Olio Extravergine di oliva EVO e altri oli

La scelta dell’olio in cucina è cruciale non solo per il gusto dei piatti, ma soprattutto per la salute. Le linee guida nutrizionali, come quelle del CREA (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria) e della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), sottolineano l’importanza di un consumo equilibrato di grassi, privilegiando quelli di origine vegetale e, tra questi, l’olio extravergine di oliva (EVO) per le sue proprietà nutrizionali e salutistiche. Studi recenti confermano che l’EVO è un pilastro della dieta mediterranea, associato a una riduzione del rischio di malattie cardiovascolari, metaboliche e neurodegenerative. La scelta tra EVO, olio di oliva non extravergine e oli di semi è quindi fondamentale per chi vuole coniugare gusto e benessere.

Olio extravergine di oliva (EVO)

L’olio extravergine di oliva è ottenuto esclusivamente attraverso processi meccanici e a freddo, senza l’uso di solventi chimici. Questo metodo di estrazione garantisce un’acidità massima dello 0,8% e una composizione ricca in acidi grassi monoinsaturi, prevalentemente acido oleico (63-83%), che conferisce stabilità e benefici per la salute. Inoltre, l’olio extravergine di oliva è ricco di polifenoli, come l’oleocantale e l’idrossitirosolo, e di vitamine E e K, che contribuiscono alle sue proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. L’olio extravergine di oliva è classificato come “succo di oliva” perché mantiene intatte la maggior parte delle caratteristiche e dei valori nutrizionali delle olive, senza subire processi di raffinazione che potrebbero alterarne la composizione chimica e le proprietà organolettiche.

Olio di oliva

L’olio di oliva, non extravergine, è una miscela di oli raffinati e vergini, con un’acidità che può raggiungere l’1%. Durante il processo di raffinazione, molti dei composti fenolici e degli antiossidanti naturali vengono persi, il che riduce le sue proprietà nutrizionali rispetto all’olio extravergine. Le differenze organolettiche tra l’olio di oliva e l’olio extravergine di oliva sono evidenti, con quest’ultimo che presenta un profilo aromatico e gustativo più ricco e complesso. L’olio di oliva è ottenuto dal taglio di olio d’oliva vergine e di olio raffinato, ovvero oli vergini lampanti che hanno subito processi fisici-chimici e successiva raffinazione per eliminare i difetti, miscelati a oli vergini che conferiscono una qualche nota di odore e sapore al prodotto.

Oli di semi

Gli oli di semi sono ottenuti attraverso processi di spremitura e raffinazione chimica o fisica, e sono prevalentemente composti da acidi grassi poliinsaturi, tra cui gli omega-6. Questi oli sono privi degli antiossidanti naturali presenti nell’olio extravergine di oliva e hanno una stabilità ossidativa inferiore, il che li rende più suscettibili all’irrancidimento e alla formazione di composti tossici durante la cottura ad alte temperature. Gli oli di semi vengono spesso estratti con solventi chimici, come l’esano, che possono lasciare residui nell’olio finale. La direttiva Europea 2009/32/CE fissa a 1 mg/kg il residuo massimo di esano che può essere presente nell’olio. Esistono differenze regolamentari tra gli oli di semi e gli oli di semi alto oleici, con quest’ultimi che presentano un contenuto più elevato di acido oleico e una maggiore stabilità. In Italia, gli oli di semi più diffusi sono quelli di girasole, mais, arachidi, soia e colza, utilizzati sia in cucina che nell’industria alimentare.

EVO, Meccanismi biologici e benefici

L’EVO è un alimento funzionale con effetti protettivi accertati. Gli acidi grassi monoinsaturi, in particolare l’acido oleico, migliorano il metabolismo lipidico, riducendo trigliceridi e colesterolo LDL, e aumentando il colesterolo HDL. I polifenoli modulano l’infiammazione e lo stress ossidativo, riducendo marcatori infiammatori come PCR e IL-6, e proteggendo da malattie cardiovascolari e metaboliche. Studi clinici e meta-analisi pubblicati su riviste scientifiche come The Journal of Nutrition, Diabetes Care e Nutrients dimostrano che l’EVO migliora la sensibilità all’insulina, riduce la glicemia post-prandiale e previene la steatosi epatica (NAFLD). Inoltre, l’EVO ha un impatto positivo sul microbiota intestinale, contribuendo a migliorare la salute metabolica e ridurre il rischio di obesità e diabete.

Neuroprotezione e salute cardiovascolare

Oltre ai benefici metabolici, l’EVO è associato a una riduzione del rischio di malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer, grazie alla sua azione antiossidante e antinfiammatoria. Migliorando l’elasticità dei vasi sanguigni e riducendo la pressione arteriosa, l’EVO contribuisce alla prevenzione delle malattie cardiovascolari. La FDA ha riconosciuto l’EVO come “farmaco” per la prevenzione dell’infarto e delle malattie cardiache.

Puglia

La Puglia è la principale regione produttrice di olio EVO in Italia, con circa 375.000 ettari di uliveti, concentrati nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto. La cultivar Ogliarola Salentina è la più diffusa. La produzione è influenzata da fattori climatici e parassitari, come la Xylella fastidiosa, che ha ridotto la superficie coltivata. La Puglia produce circa il 40% dell’olio italiano, con una resa e una qualità che dipendono dal clima, dal terreno e dall’altitudine.

Altre regioni

La Calabria è la seconda regione per produzione, seguita da Toscana, Umbria, Liguria, Sicilia e Sardegna. Ogni regione ha cultivar autoctone caratteristiche: ad esempio, il Frantoio in Toscana, la Taggiasca in Liguria. I metodi di raccolta e spremitura variano tra manuale e meccanica, con tempistiche di raccolta precoce o tardiva che influenzano la qualità dell’olio. Le denominazioni protette (DOP/IGP) come Terre di Siena DOP e Colline Salernitane DOP garantiscono qualità e tracciabilità. La produzione annuale italiana è di circa 300.000 tonnellate, con sfide legate a parassiti e cambiamenti climatici.

Costi e accessibilità

Il prezzo medio dell’olio EVO in Italia varia da 5,5 a 18 euro al litro, a seconda della qualità, provenienza e certificazioni. Gli oli biologici e artigianali costano di più, mentre gli oli di oliva non EVO costano tra 2 e 4 euro al litro. Gli oli di semi hanno prezzi medi tra 1,89 e 5,95 euro al litro. Le differenze di prezzo dipendono dai costi di produzione, certificazioni e origine. Per riconoscere un EVO di qualità è importante leggere l’etichetta, verificare l’acidità (≤0,8%), la data di raccolta e la provenienza. Privilegiare oli italiani a filiera corta e con certificazioni garantisce qualità e tracciabilità. Diffidare di oli troppo economici o senza tracciabilità è fondamentale per evitare prodotti di bassa qualità o contraffatti. Il punto di fumo è la temperatura alla quale l’olio inizia a degradarsi, producendo composti tossici come l’acroleina. Gli oli con punto di fumo più alto sono più adatti per la frittura. L’EVO ha un punto di fumo di circa 210°C, l’olio di oliva raffinato circa 220°C, gli oli di semi variano (es. girasole ~230°C, arachidi ~225°C).

Frittura

Per la frittura è preferibile usare oli con punto di fumo elevato. L’EVO è adatto nonostante il punto di fumo più basso rispetto ad alcuni oli di semi, grazie alla stabilità dell’acido oleico e alla presenza di antiossidanti. Gli oli di semi poliinsaturi sono meno indicati per la frittura a causa del rischio di ossidazione. L’olio di semi alto oleico è una buona alternativa. È importante non superare i 180°C per evitare la degradazione dell’olio e la formazione di sostanze tossiche.

Condimenti a freddo

L’EVO è insostituibile per condire insalate, legumi, pesce crudo e bruschette, poiché il calore altera i polifenoli e il gusto. Gli oli di semi, come quello di girasole, sono più neutri e adatti per dolci e maionese vegana.

Conservazione e degradazione

Gli oli vanno conservati in bottiglie scure, a temperatura inferiore a 18°C, al riparo dalla luce e dall’ossigeno per evitare l’irrancidimento. L’EVO è particolarmente sensibile alla luce e al calore. I segni di degradazione sono odore di rancido, sapore metallico. Il consumo di oli ossidati comporta rischi per la salute legati alla formazione di radicali liberi e composti tossici. La scelta dell’olio è fondamentale per la salute e il gusto in cucina. L’olio extravergine di oliva, grazie al suo profilo nutrizionale ricco di acidi grassi monoinsaturi e composti fenolici, è la base della dieta mediterranea e il suo consumo regolare è raccomandato per prevenire malattie metaboliche e cardiovascolari. Privilegiare oli italiani a filiera corta, possibilmente con certificazioni, garantisce qualità e tracciabilità. Gli oli di semi, più economici, sono adatti per alcuni usi culinari ma presentano limiti nutrizionali e di stabilità. La conservazione corretta degli oli è essenziale per preservarne la qualità e evitare rischi per la salute.

Leggi anche Dieta vegana, vegetariana e onnivora: origini storiche, filosofiche ed evoluzione

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