Alla fine del XIX secolo gli Stati Uniti emergevano come potenza industriale e navale dopo la Guerra Civile, mentre l’Impero spagnolo era in piena decadenza. La Spagna conservava solo pochi possedimenti: Cuba, Porto Rico, le Filippine e Guam. In Europa e negli USA si diffondeva l’ideologia imperialista: acquisire colonie significava mercati, basi strategiche e prestigio. Gli Stati Uniti, ispirati dalla Dottrina Monroe («l’America agli americani»), guardavano ai Caraibi come al proprio «giardino di casa». Cuba, in particolare, era strategicamente vitale per il futuro Canale di Panama e per gli interessi economici americani nelle piantagioni di zucchero.
Guerra Ispano Americana: Gli Antefatti
Nel 1895 scoppiò la terza guerra d’indipendenza cubana guidata da José Martí. La Spagna rispose con il generale Valeriano Weyler, che istituì i «campi di riconcentrazione»: centinaia di migliaia di civili furono rinchiusi in condizioni disumane, provocando decine di migliaia di morti. La stampa americana «yellow journalism» di William Randolph Hearst e Joseph Pulitzer amplificò le atrocità con titoli sensazionalistici. Gli interessi economici statunitensi a Cuba (oltre 50 milioni di dollari investiti) e la lobby cubana in esilio a New York fecero il resto. Il casus belli arrivò il 15 febbraio 1898: la corazzata USS Maine esplose nel porto dell’Avana (266 marinai morti). Sebbene oggi si ritenga che l’esplosione fu accidentale, all’epoca fu attribuita a una mina spagnola. Il grido «Remember the Maine! To hell with Spain!» travolse l’opinione pubblica. Il 25 aprile 1898 gli Stati Uniti dichiararono guerra (la Spagna lo aveva fatto due giorni prima).
Le Principali Battaglie
La guerra durò 113 giorni e fu combattuta su due teatri: Caraibi e Pacifico.
- Battaglia della Baia di Manila (1° maggio 1898): il commodoro George Dewey distrusse l’intera flotta spagnola delle Filippine in poche ore senza perdere una sola nave. Fu una vittoria schiacciante e quasi incruenta per gli americani.
- Battaglia di San Juan Hill e Kettle Hill (1° luglio 1898, Cuba): le truppe statunitensi, tra cui i celebri «Rough Riders» guidati dal colonnello Theodore Roosevelt, conquistarono le alture che dominavano Santiago de Cuba. Roosevelt divenne eroe nazionale.
- Battaglia navale di Santiago de Cuba (3 luglio 1898): la flotta spagnola dell’ammiraglio Pascual Cervera tentò la sortita ma fu annientata dagli americani. Nessuna nave spagnola sfuggì.
- Altre operazioni: occupazione di Guantánamo (giugno), invasione di Porto Rico (luglio) e resa di Manila (13 agosto).
Le perdite americane furono modeste (circa 2.400 morti, la maggior parte per malattie come la febbre gialla); quelle spagnole molto più pesanti. L’armistizio fu firmato il 12 agosto 1898. Il Trattato di Parigi (10 dicembre 1898): la Spagna riconobbe l’indipendenza di Cuba e cedette agli Stati Uniti Porto Rico, Guam e le Filippine ( queste ultime per 20 milioni di dollari). Cuba divenne formalmente indipendente nel 1902, ma il Platt Amendment del 1901 inserì nella Costituzione cubana il diritto degli USA a intervenire nell’isola «per preservare l’indipendenza» e a stabilire basi navali. Nacque così la base di Guantánamo, ancora oggi in mano americana.
Attualizzazione: l’eredità del 1898 e le odierne tensioni americane su Cuba
La guerra del 1898 segnò il passaggio degli Stati Uniti da repubblica isolazionista a potenza imperiale. L’eredità più visibile è proprio Guantánamo: base navale ottenuta con il Platt Amendment, affittata per 4.085 dollari l’anno (pagamento che Cuba rifiuta dal 1959 considerandola territorio occupato).Nel genn aio 2025 l’amministrazione Trump ha firmato un memorandum per espandere il «Migrant Operations Center» di Guantánamo fino a 30.000 posti, destinato a ospitare migranti «criminali» deportati dagli Stati Uniti. La decisione ha provocato la dura reazione di Cuba, che l’ha definita «atto di brutalità» e «violazione del diritto internazionale», vedendovi una nuova forma di controllo su suolo cubano. Contestualmente, Washington ha reimposto sanzioni severe, reinserito Cuba nella lista degli sponsor del terrorismo e, dopo gli eventi in Venezuela nel 2026, il presidente Trump ha dichiarato che «Cuba è pronta a cadere di propria volontà». Così, oltre un secolo dopo, la «splendid little war» del 1898 continua a proiettare la sua ombra: ciò che allora fu espansione territoriale esplicita oggi si manifesta come presenza militare persistente e pressione economica, con Guantánamo simbolo vivente di quel capitolo storico. La pretesa americana di utilizzare il territorio cubano per scopi di politica interna (immigrazione, sicurezza) mantiene vivo il dibattito su sovranità e imperialismo nel XXI secolo.
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