La Guerra dei Sei Giorni si inserisce nel più ampio ciclo dei conflitti arabo-israeliani successivi alla nascita dello Stato di Israele nel 1948 e alla crisi di Suez del 1956. Dopo il 1956, l’Egitto aveva accettato lo schieramento di una forza di emergenza delle Nazioni Unite (UNEF) nella penisola del Sinai per vigilare sull’armistizio. Negli anni successivi si verificarono numerosi incidenti di frontiera, in particolare con la Siria, e raid di gruppi palestinesi armati provenienti da territori sotto controllo arabo. Nel maggio 1967 la tensione crebbe rapidamente. L’Unione Sovietica trasmise all’Egitto rapporti (successivamente rivelatisi inesatti) secondo cui Israele stava ammassando truppe al confine siriano. Il presidente egiziano Gamal Abdel Nasser rispose mobilitando forze nel Sinai il 16 maggio, chiese e ottenne il ritiro dell’UNEF il 19 maggio e occupò le posizioni precedentemente tenute dalle forze ONU a Sharm el-Sheikh, dominanti gli stretti di Tiran. Il 22-23 maggio Nasser annunciò la chiusura degli stretti alle navi israeliane, bloccando di fatto l’accesso al porto di Eilat. Israele aveva dichiarato nel 1957 che una tale chiusura sarebbe stata considerata come un casus belli. Il 30 maggio Egitto e Giordania firmarono un patto di mutua difesa che poneva le forze giordane sotto comando egiziano. Nei giorni successivi truppe e unità corazzate irachene furono inviate in Giordania. Questi sviluppi crearono per Israele la percezione di un accerchiamento militare e di una minaccia diretta alle sue linee di comunicazione marittime.
Le cause immediate e la decisione di attaccare
La chiusura degli stretti di Tiran privava Israele di un’importante via di rifornimento e veniva interpretata come un atto ostile. L’ammassamento di decine di migliaia di soldati egiziani nel Sinai, unito ai patti militari e alla retorica pubblica di leader arabi, portò il governo israeliano a considerare imminente una possibile offensiva coordinata. Il 1° giugno fu formato un governo di unità nazionale e il 4 giugno fu autorizzato l’attacco preventivo. A questa decisione contribuirono molto le proteste dei militari, in particolare l’allora generale Ariel Sharon, aveva fatto capire al primo ministro Eshkol che sussistevano i rischi di uno colpo di stato militare con l’intento di avallare la decisione della guerra preventiva ai paesi arabi confinanti con Israele.
La pianificazione e l’attacco aereo iniziale
L’operazione israeliana, denominata Focus, fu progettata per neutralizzare preventivamente le aviazioni arabe, soprattutto quella egiziana, che costituiva la minaccia più grave. Per massimizzare la potenza d’urto e l’effetto sorpresa, l’Aeronautica israeliana (IAF) impegnò quasi tutti i suoi 196 velivoli da combattimento operativi nelle prime ondate contro le basi egiziane. Furono lasciati solo 12 aerei per la difesa del territorio israeliano (generalmente 8 in pattuglia aerea e 4 di riserva a terra).
L’attacco iniziò il mattino del 5 giugno 1967 alle ore 7:45 circa (ora israeliana, corrispondente al 5 giugno anche in Italia). Gli aerei israeliani, volando a bassissima quota per eludere i radar, colpirono in ondate successive gli aeroporti egiziani, distruggendo a terra gran parte dei velivoli e rendendo le piste inutilizzabili. A tal proposito ebbe un ruolo decisivo una bomba antipista sviluppata in collaborazione con i francesi. L’effetto di tale ordigno era quello di distruggere la pista (come una normale bomba) ma di rendere necessaria poi la rimozione del materiale e la ricostruzione di tutti gli strati fino al bitume. Nelle ore successive azioni analoghe furono condotte contro le aviazioni di Giordania e Siria. Oltre all’effetto sorpresa, un altro punto di forza fu la capacità organizzativa. Ogni aeromobile effettuava fino a 4 missioni al giorno e una volta atterrato, veniva rifornito di carburante e di armi ed era pronto a decollare in appena 7 minuti e 30 secondi.
Le forze in campo
Le forze israeliane mobilitate ammontavano a circa 264.000 uomini (in gran parte riservisti), 250-300 aerei da combattimento e circa 800 carri armati.
La coalizione araba comprendeva:
- Egitto: circa 160.000 uomini totali (di cui circa 100.000 nel Sinai), 419-420 aerei e 900-950 carri armati;
- Siria: circa 75.000 uomini;
- Giordania: circa 55.000 uomini (45.000 schierati), 270 carri armati;
- Iraq: contingenti corazzati e aerei inviati in appoggio.
Il totale arabo superava le 465.000 unità, con circa 800 aerei e oltre 2.500 carri armati. Israele disponeva di un vantaggio qualitativo in termini di addestramento, coordinamento, manutenzione rapida dei velivoli (che permetteva fino a quattro sortite al giorno per apparecchio) e comando centralizzato.
Lo svolgimento e i danni arrecati
Il 5 giugno l’IAF distrusse tra i 286 e i 300 aerei egiziani (su circa 420 disponibili), la maggior parte a terra, e rese inutilizzabili numerose piste. Successivamente neutralizzò gran parte delle aviazioni giordana e siriana. Entro la fine del primo giorno Israele aveva ottenuto la superiorità aerea.
Le operazioni terrestri si svilupparono su tre fronti principali:
- nel Sinai contro le forze egiziane;
- in Cisgiordania contro la Giordania;
- dal 9 giugno sulle alture del Golan contro la Siria.
La guerra si concluse il 10 giugno. I danni materiali inflitti alla parte araba furono ingenti: centinaia di carri armati distrutti o catturati (fonti israeliane indicano oltre 500 carri egiziani), distruzione quasi totale dell’aviazione egiziana e di gran parte di quelle siriana e giordana. Israele perse circa 46 aerei e subì perdite di carri armati nell’ordine delle centinaia.
Ipotesi: se Israele non avesse attaccato rapidamente
Le forze arabe erano concentrate in posizioni prevalentemente difensive o di deterrenza, con piani coordinati in base ai patti di mutua difesa. Non esistono prove documentate di ordini per un’offensiva terrestre su larga scala e immediata contro Israele il 5 giugno 1967. La chiusura degli stretti e gli ammassamenti, tuttavia, creavano una situazione in cui Israele riteneva altamente probabile un attacco aereo arabo preventivo o un’invasione coordinata nei giorni successivi.
Senza l’azione del 5 giugno è verosimile che le tensioni sarebbero sfociate in combattimenti, con possibile iniziativa araba (soprattutto aerea o su più fronti simultanei) favorita dalla superiorità numerica. La guerra avrebbe potuto protrarsi più a lungo e risultare più costosa in termini di perdite per entrambe le parti, con Israele esposto inizialmente a colpi aerei su obiettivi civili e militari.
Le conseguenze militari, territoriali e politiche
Militarmente Israele ottenne una vittoria rapida e completa, conquistando e occupando:
- la penisola del Sinai e la Striscia di Gaza dall’Egitto;
- la Cisgiordania e Gerusalemme Est dalla Giordania;
- le alture del Golan dalla Siria.
Le modifiche territoriali furono significative: Israele passò dal controllo di circa 21.000 km² a quello di oltre 70.000 km² di territori occupati.
Politicamente, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU adottò risoluzioni che chiedevano il cessate il fuoco (in particolare le risoluzioni 233 del 6 giugno e 234 del 7 giugno, seguite da ulteriori misure per il fronte siriano). La risoluzione 242 del 22 novembre 1967 divenne il quadro di riferimento successivo: chiedeva il ritiro israeliano “da territori occupati” in cambio di “pace giusta e duratura”, riconoscimento reciproco e confini sicuri. L’interpretazione dell’espressione “da territori” (senza l’articolo determinativo in inglese) rimase oggetto di dibattito. Nell’agosto 1967 il vertice arabo di Khartoum adottò la posizione dei “tre no”: no alla pace, no al riconoscimento, no ai negoziati con Israele.
I costi umani e i cessate il fuoco
Le perdite umane furono asimmetriche. Israele registrò tra 776 e 983 morti e circa 4.517 feriti. Le perdite arabe furono molto più elevate: Egitto tra 9.800 e 15.000 morti o dispersi più migliaia di prigionieri; Giordania circa 700 morti; Siria tra 1.000 e 2.500 morti. Complessivamente si stimano oltre 15.000 morti dalla parte araba. Decine di migliaia di palestinesi abbandonarono o furono sfollati dalla Cisgiordania e da Gaza; decine di migliaia di siriani lasciarono le alture del Golan. I cessate il fuoco furono accettati progressivamente: Egitto e Giordania l’8 giugno, Siria il 9-10 giugno; gli accordi formali con Israele furono conclusi intorno all’11 giugno, ponendo fine ai combattimenti attivi. La Guerra dei Sei Giorni ridisegnò la geografia politica e militare del Medio Oriente, lasciando in eredità questioni territoriali e di sicurezza che avrebbero influenzato i decenni successivi.
Leggi anche Armamenti e Potenza Economica: Un Confronto tra USA, Israele e Iran





Ancora nessun commento.