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Il D-Day: 6 giugno 1944, l’alba che aprì la strada alla liberazione dell’Europa

Soldati alleati sbarcano in Normandia all'alba del D-Day il 6 giugno 1944 - Foto Wikipedia
Soldati alleati sbarcano in Normandia all'alba del D-Day il 6 giugno 1944 - Foto Wikipedia

Il più grande sbarco anfibio della storia: oltre 150.000 soldati alleati misero piede in Normandia, dando il via all’Operazione Overlord e al secondo fronte contro la Germania nazista

Mentre l’Europa era ancora avvolta nell’oscurità della notte più lunga della guerra, migliaia di imbarcazioni da sbarco solcavano le acque della Manica sotto un cielo plumbeo. Alle prime luci dell’alba di quel martedì di giugno, il rombo dei cannoni navali e il fragore degli aerei da bombardamento annunciarono l’inizio di una delle operazioni militari più audaci e complesse mai tentate: lo sbarco in Normandia, cuore dell’Operazione Overlord. Il obiettivo era ambizioso e rischioso: aprire un secondo fronte in Europa occidentale, alleggerire la pressione sull’Armata Rossa a est e dare il via alla liberazione della Francia occupata dai nazisti. Dopo anni di discussioni, rinvii e tensioni tra alleati, il momento era finalmente arrivato.

Il lungo cammino verso il D-Day

La decisione di invadere l’Europa continentale risaliva a conferenze strategiche del 1943. Gli Stati Uniti spingevano per un’azione diretta oltre la Manica, mentre i britannici preferivano operazioni più caute nel Mediterraneo. Alla fine prevalse il piano di uno sbarco su larga scala in Francia settentrionale, fissato per la primavera del 1944. Il comando supremo fu affidato al generale americano Dwight D. Eisenhower, nominato a dicembre 1943 alla guida dello SHAEF (Supreme Headquarters Allied Expeditionary Force). Sotto di lui, il britannico Bernard Law Montgomery comandava le forze terrestri del 21° Gruppo d’Armate. La componente navale spettava all’ammiraglio Bertram Ramsay, quella aerea al maresciallo Trafford Leigh-Mallory. I tedeschi, dal canto loro, si preparavano da tempo al temuto “giorno del giudizio”. Il feldmaresciallo Erwin Rommel, incaricato di ispezionare e rafforzare il Vallo Atlantico, aveva moltiplicato ostacoli, mine e bunker lungo le coste. Ma il comando tedesco era diviso: Rommel voleva le riserve corazzate vicine alla costa, mentre il feldmaresciallo Gerd von Rundstedt e l’alto comando preferivano tenerle più indietro per contrattaccare una volta individuato il punto principale dello sbarco.

L’inganno che funzionò

Gli Alleati giocarono un asso nella manica: l’Operazione Fortitude, un elaborato piano di disinformazione. Attraverso doppiogiochisti, false unità radio e un finto “esercito” comandato dal generale Patton (che in realtà non esisteva), convinsero i tedeschi che lo sbarco principale sarebbe avvenuto nel Pas de Calais, il punto più vicino all’Inghilterra e quindi più logico. Risultato: le difese più forti rimasero concentrate altrove, mentre la Normandia – con spiagge ampie ma difese più deboli – fu scelta come obiettivo reale. Anche il maltempo degli inizi di giugno giocò a favore degli Alleati: Rommel era in Germania per il compleanno della moglie, molti comandanti tedeschi erano assenti o impegnati in esercitazioni, e Hitler stesso era scettico sull’imminenza dell’invasione.

La notte dei paracadutisti

Prima ancora che le prime luci tingessero il cielo, nella notte tra il 5 e il 6 giugno migliaia di paracadutisti e alianti alleati furono lanciati dietro le linee tedesche. Le divisioni americane 82ª e 101ª Airborne atterrarono in modo caotico nelle paludi e nei campi del Cotentin, disperse dal vento e dal fuoco antiaereo. Molti uomini finirono annegati o isolati, ma riuscirono comunque a creare confusione e a tagliare vie di comunicazione nemiche. I britannici della 6ª Divisione aviotrasportata ebbero più fortuna: conquistarono i ponti strategici sull’Orne e sul canale di Caen, obiettivi vitali per impedire ai tedeschi di contrattaccare rapidamente. Fu un successo parziale ma cruciale: i paracadutisti tennero le posizioni fino all’arrivo delle truppe da mare.

L’alba del 6 giugno: le cinque spiagge

Alle 6:30 del mattino, preceduti da un massiccio bombardamento aeronavale, i primi reparti di fanteria toccarono terra. Lo sbarco avvenne su cinque spiagge lungo circa 80 chilometri di costa:

  • Utah Beach (settore americano): la 4ª Divisione fanteria sbarcò con perdite relativamente contenute grazie a una deviazione verso est. I soldati avanzarono rapidamente verso l’interno, unendosi ai paracadutisti.
  • Omaha Beach (settore americano): fu l’inferno. La 1ª e la 29ª Divisione si trovarono di fronte alla 352ª Divisione tedesca, ben posizionata su alture e bunker. Il mare mosso, gli ostacoli sulla spiaggia e il fuoco incrociato causarono perdite devastanti. Per ore sembrò che lo sbarco fallisse. Solo nel pomeriggio, con enormi sacrifici, le truppe riuscirono a conquistare una precaria testa di ponte.
  • Gold Beach (settore britannico): la 50ª Divisione superò le difese e avanzò verso Bayeux.
  • Juno Beach (settore canadese): la 3ª Divisione canadese affrontò una resistenza accanita. Ritardi nell’approdo permisero ai tedeschi di riorganizzarsi, ma i canadesi riuscirono a penetrare nell’entroterra.
  • Sword Beach (settore britannico): la 3ª Divisione britannica e reparti comando sbarcarono con successo, ma non riuscirono a raggiungere l’obiettivo principale di Caen il primo giorno.

Entro sera, circa 156.000 soldati erano sbarcati in Francia, insieme a migliaia di veicoli e materiali. La testa di ponte era stata creata, anche se molti obiettivi interni (soprattutto Caen) non erano stati raggiunti.

La lenta reazione tedesca

La sorpresa fu quasi totale. I comandi tedeschi impiegarono ore a capire la portata dell’attacco. Hitler, convinto fino all’ultimo che si trattasse di un diversivo, autorizzò il movimento delle riserve corazzate solo nel pomeriggio. Rommel, di ritorno precipitosamente, arrivò troppo tardi per influenzare gli eventi del primo giorno. La Luftwaffe era ormai troppo debole per contrastare il dominio aereo alleato: solo poche decine di aerei tedeschi riuscirono a intervenire. I contrattacchi della 21ª Divisione Panzer furono fermati o respinti.

Il bilancio di un giorno storico

Le perdite alleate furono pesanti: circa 10.000 uomini tra morti, feriti e dispersi nelle prime 24 ore (di cui circa 4.400 morti). Gli americani subirono le perdite più alte (circa 6.600, con il grosso a Omaha), seguiti da britannici e canadesi. Le perdite tedesche il giorno stesso sono stimate tra 4.000 e 9.000 uomini Nonostante i costi, l’operazione fu un successo strategico: il secondo fronte era aperto. Nei giorni e nelle settimane successive si sarebbe sviluppata la dura battaglia di Normandia, che avrebbe portato alla liberazione di Parigi ad agosto e, entro la fine dell’anno, all’avanzata verso il confine tedesco.

Leggi anche Il 2 settembre 1945 finiva ufficialmente la Seconda Guerra Mondiale

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