1. La strage dei braccianti ad Amendolara
Il 5 giugno il Gip di Castrovillari ha convalidato il fermo e disposto la custodia in carcere per Ahmed Safeer e Ali Raza, due pachistani di 31 anni accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato. I due avrebbero dato fuoco a un minivan nei pressi di Amendolara, sulla statale 106 jonica, uccidendo quattro braccianti (tre afghani e un pachistano) e ferendo gravemente un superstite afghano di 35 anni. La lite è scoppiata all’alba per il sovraffollamento in un appartamento di Villapiana, dove dieci persone dormivano in una sola stanza. Il superstite ha rotto il finestrino a testate per sfuggire alle fiamme. L’ordinanza parla di «crudeltà e glaciale risoluzione criminosa». La vicenda ha riacceso i riflettori sul caporalato e sullo sfruttamento dei lavoratori agricoli stranieri in Calabria. La premier Meloni ha condannato l’«orribile omicidio» e chiesto piena luce. Il questore di Cosenza ha definito la violenza «mai vista in 34 anni di servizio». Le indagini proseguono per smantellare il muro di omertà.
2. Vertice istituzionale sul caporalato a Reggio Calabria
Il 5 giugno, alle ore 14, si è tenuto a Reggio Calabria un vertice istituzionale dedicato al contrasto del caporalato e allo sfruttamento lavorativo in agricoltura, convocato dopo la strage di Amendolara. Hanno partecipato la ministra del Lavoro Marina Calderone, il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, la sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro, i prefetti di Reggio Calabria e Cosenza, il comandante dei Carabinieri per la Tutela del Lavoro e i vertici dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro. L’incontro ha fatto il punto sulle attività di vigilanza, prevenzione e coordinamento tra ministeri, forze dell’ordine, prefetture e Regione, anche in vista di possibili nuovi provvedimenti normativi. L’obiettivo è rafforzare i controlli e prevenire nuovi episodi di violenza. La strage ha scosso l’opinione pubblica e le istituzioni, con appelli a una «rivolta delle coscienze» lanciati anche dal vescovo di Cassano all’Ionio, Francesco Savino, vicepresidente della Cei.
3. Allarme alla Stazione Spaziale Internazionale
Il 5 giugno la NASA ha ordinato agli astronauti a bordo della ISS di rifugiarsi nella capsula Crew Dragon e prepararsi a un’eventuale evacuazione d’emergenza a causa di un peggioramento della perdita d’aria nel segmento russo (modulo Zvezda). I cosmonauti russi hanno tentato riparazioni più estese, ma in un primo momento le procedure di «safe haven» sono state attivate. Successivamente la NASA ha comunicato il rientro alle normali operazioni. L’ex astronauta italiano Paolo Nespoli, intervenuto sui media, ha sottolineato che l’episodio «poteva essere una tragedia», evidenziando i rischi strutturali accumulati negli anni sul segmento russo. L’incidente ha riportato l’attenzione sullo stato di manutenzione della stazione, in orbita da oltre 25 anni e prossima al pensionamento nel 2030. Le perdite d’aria, anche se minori, preoccupano da tempo NASA e Roscosmos.
4. L’UE rinvia le regole di Basilea 3 al 2030
La Commissione europea ha deciso il rinvio definitivo delle norme di Basilea 3 sui rischi di mercato fino alla fine del 2029. La misura, accolta positivamente dalle banche europee e italiane, serve a evitare disparità competitive rispetto agli istituti statunitensi, che operano con regole più favorevoli. Il Sole 24 Ore e MilanoFinanza hanno sottolineato come il differimento dia respiro al settore creditizio europeo in un momento di incertezza geopolitica ed economica. In Italia il provvedimento è visto come un sollievo per gli istituti di credito, già alle prese con l’aumento dei tassi e le tensioni sui mercati. Parallelamente si registra una crescita della ricchezza finanziaria globale, con riflessi anche sui portafogli italiani. Il rinvio rappresenta una vittoria per le lobby bancarie europee che da mesi premevano per un allineamento più graduale alle nuove regole internazionali.
5. Hezbollah rifiuta il cessate il fuoco in Libano
Il 5 giugno Hezbollah ha respinto la proposta di estensione del cessate il fuoco negoziata a Washington, definendola una «farsa» e «umiliante». Il leader Naim Qassem ha posto condizioni irrinunciabili: ritiro totale israeliano dal Libano meridionale, ritorno dei profughi, ricostruzione e liberazione dei prigionieri libanesi. Israele ha continuato i raid nel sud del Paese, colpendo Nabatiyeh, Tiro e l’ospedale Jabal Amel (7 morti e 12 feriti). Il bilancio delle vittime negli scontri recenti ha superato i 12 morti in un solo giorno. Netanyahu ha bloccato il voto sul cessate il fuoco finché Hezbollah non accetterà i termini. L’ONU ha chiesto oltre 350 milioni di dollari per l’assistenza umanitaria. Le tensioni continuano a influenzare anche i colloqui Usa-Iran.
6. Colloqui Usa-Iran in fase di stallo
Il 5 giugno i colloqui tra Stati Uniti e Iran non hanno registrato progressi significativi. Il presidente Trump ha dichiarato che le trattative sono nella «fase finale», ma il ministro degli Esteri iraniano ha smentito, affermando che non sono stati compiuti passi concreti. Gli iraniani hanno escluso un incontro diretto tra Trump e Khamenei. Le tensioni si ripercuotono sul traffico nel Golfo e sullo Stretto di Hormuz, con ripercussioni sui prezzi dell’energia. Gli Stati Uniti mantengono la linea dura sui dazi e sulla supervisione dei programmi nucleari e missilistici iraniani. Teheran ribadisce di non aver ancora dispiegato tutta la propria capacità militare e di essere pronta a qualsiasi scenario. La situazione rimane fluida e monitorata da tutte le cancellerie.
7. Zelensky propone incontro diretto a Putin
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha inviato una lettera aperta a Vladimir Putin proponendo un incontro faccia a faccia per discutere la fine della guerra. Putin ha risposto di essere «pronto a una soluzione pacifica» sulla base dei compromessi emersi nei colloqui con Donald Trump, ma ha ribadito come condizione irrinunciabile il controllo totale russo sul Donbass, comprese le aree ancora sotto Kiev. Il leader del Cremlino ha rilanciato l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder come possibile mediatore e ha detto di non opporsi all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea, purché non assuma un ruolo militare. Putin ha inoltre suggerito l’Alaska come possibile sede per i negoziati. Gli Stati Uniti si dicono pronti a inviare nuovi aiuti a Kiev.
8. Il Senato USA approva 70 miliardi per l’immigrazione
Il Senato a maggioranza repubblicana ha approvato un pacchetto da 70 miliardi di dollari per finanziare le operazioni di controllo dell’immigrazione e delle frontiere fino al 2029. Si tratta di risorse aggiuntive rispetto ai 170 miliardi già stanziati lo scorso anno. Il provvedimento rafforza ICE e Border Patrol e rientra nella strategia più ampia dell’amministrazione Trump sul tema migratorio. I democratici hanno criticato il testo, definendolo eccessivamente punitivo. Il pacchetto è parte di un più ampio disegno di legge di riconciliazione di bilancio. La misura arriva in un momento di forte polarizzazione politica e mentre i colloqui su altri fronti (Iran, Ucraina) tengono banco a Washington.
9. Dati occupazionali USA e volatilità dei mercati
Il 5 giugno gli investitori hanno atteso il report sul mercato del lavoro americano (previsti circa 80.000 nuovi posti non agricoli e disoccupazione stabile al 4,3%). I future azionari hanno oscillato, con il Dow in lieve rialzo e l’S&P 500 in calo. Broadcom ha perso oltre 286 miliardi di dollari di capitalizzazione dopo la trimestrale deludente, mentre Micron è scesa del 7,7%. Lululemon ha tagliato le stime di fatturato e utile per il 2026, crollando oltre l’11% nel after-hours. OpenAI ha confermato la volontà di conformarsi all’ordine esecutivo di Trump sull’IA. SpaceX prepara il più grande collocamento retail della sua storia. L’attenzione resta alta sull’inflazione e sulle prossime mosse della Fed.
10. Putin propone l’Alaska per i negoziati con l’Ucraina
Vladimir Putin ha indicato l’Alaska come possibile sede per i negoziati di pace con l’Ucraina. La proposta è emersa mentre Zelensky sollecitava un incontro diretto. Mosca continua a insistere sul controllo del Donbass e su garanzie di neutralità ucraina. Gli Stati Uniti, tramite Trump, stanno cercando di mediare una soluzione che coinvolga anche garanzie di sicurezza per Kiev senza un ingresso immediato nella NATO. La diplomazia russa ha rilanciato figure storiche come Gerhard Schröder. La guerra continua a causare tensioni energetiche e alimentari globali, con ripercussioni anche sui mercati europei.
11. Il Canada crea 88.000 nuovi posti di lavoro
Statistics Canada ha reso noto che a maggio sono stati creati 88.000 nuovi posti di lavoro, portando il tasso di disoccupazione al 6,6%. Il dato, migliore delle attese, arriva dopo l’annuncio di una recessione tecnica. Il miglioramento è stato trainato soprattutto dai settori dei servizi e delle costruzioni. Il governo canadese ha accolto positivamente il risultato, ma gli economisti avvertono che l’incertezza globale (guerra in Ucraina, tensioni in Medio Oriente e dazi USA) continua a pesare sull’outlook. Ottawa resta attenta all’andamento dell’inflazione e alle politiche della Banca del Canada.
12. L’amministrazione Trump elimina sensori oceanici per il clima
L’amministrazione Trump ha deciso di dismettere una rete di sensori oceanici utilizzati per monitorare i cambiamenti climatici e prevedere tempeste. La misura fa parte di un più ampio ridimensionamento delle iniziative federali legate al clima. Gli scienziati hanno espresso forte preoccupazione, sottolineando che la perdita di dati comprometterà la capacità di previsione di uragani e l’analisi dell’innalzamento del livello del mare. L’annuncio arriva mentre gli Stati Uniti affrontano anche le conseguenze economiche delle tensioni nel Golfo e la riduzione del traffico nello Stretto di Hormuz. Le opposizioni e le organizzazioni ambientaliste hanno duramente criticato la scelta.
Leggi anche I fatti principali del 4 giugno 2026





Ancora nessun commento.