L’Islam, una delle religioni monoteiste più diffuse al mondo con oltre un miliardo e ottocento milioni di fedeli, si divide principalmente in due grandi rami: i sunniti e gli sciiti. Questa divisione non è solo una questione di etichette, ma riflette differenze storiche, teologiche e culturali che si sono sviluppate nel corso dei secoli. I sunniti rappresentano la maggioranza, circa l’85-90% dei musulmani globali, mentre gli sciiti costituiscono il 10-15%, concentrati soprattutto in paesi come l’Iran, l’Iraq, il Libano e parti del Bahrein. Nonostante queste differenze, entrambe le comunità condividono un nucleo fondamentale di credenze e pratiche. In un momento come questo, durante il Ramadan del 2026, è particolarmente interessante esplorare come questa festività unisca o separi i due gruppi, ma procediamo passo per passo, come in una chiacchierata tra amici curiosi di storia e fede.
Le Origini Storiche e le Principali Differenze
Tutto inizia con la morte del Profeta Maometto nel 632 d.C. a Medina. Senza un erede designato chiaramente, la comunità musulmana si trovò di fronte a una scelta cruciale: chi avrebbe guidato l’umma, la comunità dei credenti? I sunniti, il cui nome deriva da “Sunna”, ovvero la tradizione del Profeta, sostennero che la leadership dovesse andare a un califfo eletto tra i compagni più fidati. Così, Abu Bakr, suocero di Maometto e uno dei suoi primi convertiti, divenne il primo califfo. Per loro, l’autorità deriva dal consenso della comunità e dalla fedeltà alla Sunna e al Corano. Gli sciiti, invece, dal termine “Shi’at Ali” che significa “partito di Ali”, credono che la guida spirituale e politica dovesse passare attraverso la linea di sangue del Profeta. Ali, cugino e genero di Maometto (sposato con sua figlia Fatima), era visto come l’erede legittimo, designato divinamente. Per gli sciiti, gli imam – discendenti di Ali – sono figure infallibili, illuminate da Dio, che interpretano la fede in modo autorevole. Questa divergenza portò a una scissione definitiva dopo la battaglia di Karbala nel 680 d.C., dove Hussein, nipote di Maometto e figlio di Ali, fu ucciso dalle forze del califfo sunnita Yazid. Quel evento è ancora commemorato dagli sciiti con profonda emozione durante l’Ashura, una festività che i sunniti osservano in modo più sobrio o diverso.
Oltre alla successione, ci sono differenze nel modo di interpretare la legge islamica, la Sharia. I sunniti si basano su quattro scuole giuridiche principali – Hanafi, Maliki, Shafi’i e Hanbali – che enfatizzano il consenso e l’analogia. Gli sciiti, in particolare i duodecimani (la maggioranza sciita), seguono la scuola Ja’fari, che dà più peso agli insegnamenti degli imam e permette una maggiore flessibilità interpretativa attraverso l’ijtihad, l’esercizio della ragione da parte di studiosi qualificati.
Le Differenze nelle Pratiche Quotidiane e Teologiche
Parlando di vita quotidiana, le preghiere sono un esempio lampante. Entrambi pregano cinque volte al giorno, ma gli sciiti spesso combinano le preghiere del pomeriggio e della sera in sessioni unificate, mentre i sunniti tendono a separarle. Inoltre, durante la preghiera, gli sciiti poggiano la fronte su una piccola tavoletta di argilla presa da luoghi santi come Karbala, simboleggiando umiltà e connessione con la terra dei martiri, un’abitudine che i sunniti non seguono, preferendo pregare direttamente sul tappeto o sul suolo.
Teologicamente, gli sciiti enfatizzano il concetto di imamato: credono in dodici imam, l’ultimo dei quali, il Mahdi, è nascosto e tornerà alla fine dei tempi per portare giustizia. I sunniti, al contrario, non hanno una figura simile; per loro, il califfato è una istituzione storica, non divina, e attendono il Mahdi come un leader futuro senza una linea ereditaria specifica. C’è anche una differenza nel mut’a, il matrimonio temporaneo, accettato da molti sciiti come modo per regolare relazioni brevi, ma respinto dai sunniti come non conforme alla Sunna.
Queste distinzioni non sono solo astratte: influenzano la politica. L’Iran, a maggioranza sciita, ha un sistema teocratico guidato da un Leader Supremo, un ayatollah, mentre paesi sunniti come l’Arabia Saudita basano la loro governance su una monarchia che si richiama alla tradizione wahhabita, una forma rigorosa di sunnismo.
Gli Elementi Comuni che Uniscono Sunniti e Sciiti
Ma non focalizziamoci solo sulle divisioni; c’è tanto che lega queste comunità. Entrambi credono in un unico Dio, Allah, e in Maometto come ultimo profeta. Il Corano è il testo sacro condiviso, recitato e studiato allo stesso modo, senza versioni diverse. I cinque pilastri dell’Islam – la professione di fede (Shahada), la preghiera (Salat), l’elemosina (Zakat), il digiuno (Sawm) e il pellegrinaggio alla Mecca (Hajj) – sono obbligatori per tutti. Immagina: milioni di musulmani, sunniti e sciiti, che si riuniscono ogni anno alla Mecca, pregando fianco a fianco, senza distinzioni visibili.
La Sunna, gli hadith (detti del Profeta) e il rispetto per i compagni di Maometto sono comuni, anche se gli sciiti criticano alcuni compagni sunniti per aver negato i diritti ad Ali. Entrambe le branche enfatizzano la giustizia sociale, la carità e l’ospitalità. In molti paesi, come l’Iraq o il Libano, sunniti e sciiti convivono, si sposano e celebrano feste insieme, dimostrando che le differenze non sempre portano a conflitti.
Rivalità e Tensioni Storiche e Contemporanee
Purtroppo, le rivalità esistono e hanno radici profonde. La scissione iniziale ha generato secoli di tensioni, culminate in guerre come quelle tra l’Impero Ottomano (sunnita) e quello Safavide (sciita) nel XVI secolo. Oggi, queste divisioni si manifestano in conflitti geopolitici: l’Arabia Saudita, baluardo sunnita, e l’Iran, roccaforte sciita, si contendono l’influenza in Medio Oriente. Pensiamo alla guerra in Yemen, dove i sauditi appoggiano il governo sunnita contro i ribelli Houthi sciiti, o alla Siria, dove l’Iran sostiene il regime alawita (un ramo sciita) contro opposizioni sunnite. Queste rivalità non sono puramente religiose; spesso si intrecciano con interessi economici, come il controllo del petrolio, o politici, come le alleanze con potenze esterne. Gruppi estremisti come l’ISIS, che si dichiara sunnita, hanno perpetrato violenze contro gli sciiti, definendoli eretici, mentre milizie sciite in Iraq hanno risposto con rappresaglie. Tuttavia, molti leader religiosi da entrambe le parti promuovono il dialogo: nel 2004, ad esempio, l’ayatollah Al-Sistani in Iraq ha invitato all’unità, e conferenze interconfessionali si tengono regolarmente per ridurre le frizioni.
Il Ramadan: Un Mese Sacro Condiviso, con Qualche Nuance
E arriviamo al Ramadan, che nel 2026, come sempre, segue il calendario lunare islamico. È lo stesso per sunniti e sciiti? Sì, fondamentalmente sì. Entrambi digiunano dall’alba al tramonto per un mese lunare, astenendosi da cibo, bevande, fumo e relazioni intime, per purificarsi spiritualmente e avvicinarsi a Dio. Il Ramadan commemora la rivelazione del Corano a Maometto, un evento sacro per tutti i musulmani. Le date sono determinate dall’avvistamento della luna nuova, e in paesi misti come l’Iraq, l’inizio è spesso sincronizzato. Ci sono, però, piccole differenze nelle pratiche. Gli sciiti potrebbero enfatizzare di più le commemorazioni di Ali e Hussein durante il mese, con preghiere aggiuntive o letture. In Iran, ad esempio, le iftar (cene di rottura del digiuno) includono spesso discorsi religiosi sugli imam, mentre in Arabia Saudita si focalizzano sulla Sunna. Alcuni sciiti terminano il digiuno un minuto dopo i sunniti, basandosi su calcoli astronomici diversi, ma queste variazioni sono minime e non cambiano l’essenza. In fondo, il Ramadan è un momento di unità: famiglie sunnite e sciite condividono pasti, preghiere in moschea e atti di carità, ricordando che l’Islam è uno.
Un Dialogo Continuo
In sintesi, sunniti e sciiti sono come rami di uno stesso albero: diversi nelle foglie, ma nutriti dalle stesse radici. Le differenze storiche e teologiche hanno generato rivalità, ma gli elementi comuni – fede, pilastri, Corano – superano le divisioni. Durante il Ramadan, questa unità emerge con forza, invitandoci a riflettere su tolleranza e rispetto. In un mondo complesso, capire queste sfumature aiuta a costruire ponti, non muri.
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