Ogni 15 marzo l’Italia si tinge di lilla per ricordare che i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA) – comunemente chiamati disturbi alimentari – non sono “cose da ragazze” o “mode passeggere”, ma patologie complesse, gravi e curabili, che colpiscono oltre 3 milioni di persone nel nostro Paese (più del 5% della popolazione, secondo i dati più recenti del Ministero della Salute e della SINPIA – Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza).
La giornata nasce nel 2012 grazie all’Associazione Mi Nutro di Vita, fondata da Stefano Tavilla, padre di Giulia, scomparsa a soli 17 anni proprio il 15 marzo 2011 a causa della bulimia. Nel 2018 è stata riconosciuta ufficialmente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il fiocchetto lilla, simbolo internazionale da oltre 30 anni, oggi rappresenta speranza, prevenzione e lotta allo stigma.
I disturbi alimentari più diffusi in Italia
I principali sono:
- Anoressia nervosa (restrizione alimentare, paura ossessiva di ingrassare, alterazione dell’immagine corporea).
- Bulimia nervosa (abbuffate seguite da comportamenti compensatori come vomito, lassativi o eccesso di sport).
- Disturbo da alimentazione incontrollata (Binge Eating Disorder – BED), il più frequente in assoluto, caratterizzato da abbuffate ricorrenti senza condotte di eliminazione.
Altri quadri includono ARFID (disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo), pica e disturbi non altrimenti specificati (OSFED). In Italia, tra i 12 e i 64 anni, circa il 36,8% dei casi diagnosticati è anoressia, il 21,9% bulimia e il 41,3% altre forme.
Colpiscono soprattutto le ragazze (8-10% per anoressia e bulimia), ma i maschi sono in forte aumento (0,5-1%, e fino al 20% tra gli adolescenti 12-17 anni). L’età di esordio si è abbassata drammaticamente: oggi si manifestano anche a 8-9 anni, con picchi tra gli 11-15.
Quante persone ne soffrono e come è cambiata la situazione?
Oltre 3 milioni di italiani convivono con questi disturbi (dati confermati da Ospedale Bambino Gesù, SINPIA e Ministero della Salute). La pandemia ha fatto esplodere i numeri: +30-35% di casi dal 2019, con nuovi accessi passati da circa 680 mila a oltre 1,4 milioni in pochi anni. Nel 2024-2025 gli ospedali pediatrici hanno registrato incrementi fino al +64% di nuove diagnosi. Purtroppo l’anoressia nervosa resta il disturbo psichiatrico con il tasso di mortalità più alto.
Ci sono cure e soluzioni efficaci?
Sì, e la guarigione è possibile, soprattutto se si interviene precocemente. La chiave è l’approccio multidisciplinare:
- Terapia nutrizionale (ristabilire un rapporto sano con il cibo).
- Psicoterapia evidence-based, in primis la CBT-E (Cognitive Behavioral Therapy Enhanced) di Fairburn, considerata il gold standard internazionale.
- Terapie familiari (soprattutto per minori, con modelli come quello di Maudsley).
- Supporto medico e, se necessario, psicofarmaci per comorbidità (ansia, depressione).
- Livelli di cura: ambulatoriale, Day Hospital o residenziale nei casi gravi.
Le nuove Raccomandazioni SINPIA (2025) sottolineano: intervento precoce, centrato sulla famiglia e sull’età evolutiva, con équipe specializzate in neuropsichiatria infantile. Il recupero completo si raggiunge in circa la metà dei casi con percorsi adeguati, ma servono tempi rapidi: liste d’attesa e mancanza di strutture sono ancora un problema (anche se a febbraio 2026 l’ISS ne censisce 232 tra centri di cura e associazioni).
A che punto è la ricerca?
La ricerca è in forte evoluzione. Sono in corso studi epidemiologici nazionali (progetto ISS 2026 per stimare la diffusione reale), nuovi strumenti diagnostici per l’età evolutiva (2025), indagini sui fattori neurobiologici, genetici e sull’impatto dei social media. Si esplorano terapie ibride (online + in presenza) e strategie nutrizionali personalizzate. Il Fondo Nazionale per il contrasto ai disturbi dell’alimentazione ha stanziato risorse importanti, ma serve ancora più investimento per ridurre i tempi di attesa e potenziare la prevenzione nelle scuole.
La guarigione esiste. La speranza ha il colore del lilla.
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